IL CAPITALISMO OCCIDENTALE ALLA PROVA DEL MODELLO CINESE

IL CAPITALISMO OCCIDENTALE ALLA PROVA DEL MODELLO CINESE

12 agosto 2026

Per quarant’anni l’Occidente ha creduto che il commercio fosse un gioco in cui tutti potevano vincere. Ora persino i grandi sostenitori del libero scambio iniziano a riconoscere che qualcosa non funziona più.

The Economist sostiene che il modello neo-mercantilista e leninista cinese sia diventato così efficace da mettere in difficoltà qualsiasi forma di capitalismo occidentale. Paul Krugman ammette che due secoli di teoria del libero scambio si sono basati sull’idea (velleitaria) che agli Stati interessasse soprattutto la prosperità economica, non la potenza nazionale.

Il problema è che Pechino ha sempre ragionato diversamente

La dimostrazione arriva dall’industria automobilistica europea. Secondo il Financial Times, dalla metà degli anni Duemila le aziende cinesi hanno investito in oltre 130 produttori europei di componenti, soprattutto in Germania e Francia. Molte operazioni sono state inferiori ai 100 milioni di euro e sono quindi rimaste sotto la soglia di attenzione delle autorità.

Mentre Bruxelles pensa ai dazi contro le automobili cinesi, Pechino entra direttamente nella catena produttiva europea, aggirando i dazi con largo anticipo e beneficiando del concetto “Made in Eu”.

Il modello cinese poi non utilizza semplicemente i sussidi per vendere prodotti a prezzi più bassi. Utilizza lo Stato per costruire intere filiere, portarle su dimensioni enormi e trasformarle progressivamente in strumenti di potenza nazionale. Quando Bruxelles interviene, spesso arriva quando quelle industrie sono già mature e hanno sempre meno bisogno degli aiuti pubblici che l’Europa cerca di contestare.

Persino Foreign Affairs, pur criticando i dazi di Trump, propone ormai un blocco occidentale con un dazio esterno comune contro la Cina, poche barriere commerciali interne e politiche industriali coordinate.

Per l’Europa la questione diventa quindi esistenziale. Non basta impedire alle merci cinesi di entrare. Bisogna evitare che Pechino conquisti dall’interno le catene industriali europee e, contemporaneamente, costruire i settori del futuro.

Persino il Vietnam lo ha capito: dopo essere cresciuto grazie agli investimenti stranieri e alle esportazioni, vuole creare propri grandi conglomerati industriali sul modello sudcoreano.

Il mondo sta passando dall’efficienza alla potenza economica.

La Cina lo ha capito da tempo. L’Europa continua a discutere delle regole del gioco mentre Pechino sta cambiando il gioco stesso.