IL DIESEL È IL NUOVO GAS

IL DIESEL È IL NUOVO GAS

24 settembre 2026

L’Europa ha sostituito una dipendenza con un’altra. Prima il gas russo, oggi il GNL americano. Ma la guerra contro l’Iran ha aperto un secondo fronte: il diesel.

Ad agosto gli Stati Uniti hanno esportato verso l’Europa 520 mila barili di gasolio al giorno, il 30% in più rispetto a gennaio. Un anno fa fornivano un quarto delle importazioni europee via mare. Ora la metà.

Ecco perché la sola ipotesi, sostenuta da Donald Trump, di vietare le esportazioni americane ha fatto balzare del 7% i contratti europei sul diesel. Il suo ministro dell’Energia è scettico. Ma di solito prevale Trump.

Il mercato è già sotto pressione. La guerra ha ridotto l’uscita dei prodotti raffinati dal Medio Oriente attraverso Hormuz e Bab el-Mandeb. La Russia ha limitato le esportazioni dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie. Il greggio più caro ha ridotto la lavorazione. Risultato: prezzi europei ai massimi storici.

L’Europa importa solo un quinto del diesel che consuma. Il problema è il barile marginale, quello che determina il prezzo necessario a riequilibrare domanda e offerta. Se sparisse il diesel americano, non resteremmo a secco. Dovremmo però pagarlo molto di più. Alcune stime ipotizzano un raddoppio dei prezzi globali.

Gli effetti sulle due sponde dell’Atlantico sarebbero opposti: i prezzi del diesel crollerebbero negli Stati Uniti per l’eccesso di offerta interna e salirebbero ulteriormente in Europa per la scomparsa del principale fornitore estero.

E non basterebbe rivolgersi altrove. L’Europa dovrebbe contendere le forniture all’America Latina e all’Asia, già costretta a sostituire i flussi russi e mediorientali. Il rincaro si trasmetterebbe a trasporti, industria e inflazione.

Restano le riserve strategiche: tre quinti delle scorte petrolifere europee sono prodotti raffinati, soprattutto diesel. Liberarle attenuerebbe lo shock, ma comprerebbe soltanto tempo.

C’è chi pensa che la minaccia serva a costringere l’Europa a svuotare le riserve, alleggerendo la pressione sul mercato americano. Può essere. Ma attribuire a Trump una sofisticata partita a scacchi energetica è rischioso. Quando minaccia un divieto, conviene credergli.

Il messaggio di Washington è chiaro: chi non aderisce al nostro “club” non avrà alcun beneficio. Avrà soltanto guai. La sicurezza energetica europea dipende ormai da una decisione presa negli Stati Uniti. Ed è questa la vera emergenza.