IL TETTO AL GAS E IL CONTO DELL’IDEOLOGIA

IL TETTO AL GAS E IL CONTO DELL’IDEOLOGIA

23 settembre 2026

Il governo italiano sta trattando con la Commissione europea per introdurre un tetto al prezzo del gas utilizzato nella produzione elettrica, replicando il meccanismo adottato da Spagna e Portogallo durante la crisi del 2022. Roma punta a 40 euro per megawattora, mentre Bruxelles non vorrebbe scendere sotto quota 75. Una distanza tutt’altro che marginale, perché dal livello del tetto dipenderà l’efficacia dell’intervento sulle bollette.

La vicenda mostra però soprattutto l’assurdità dell’architettura energetica europea. Inizialmente oil governo aveva pensato di rimborsare alle centrali termoelettriche il costo dei certificati sulle emissioni di anidride carbonica. La Commissione avrebbe respinto questa impostazione, spostando l’intervento sul prezzo della materia prima. Tradotto: non si può neutralizzare il costo artificiale introdotto dalla politica climatica, ma si deve intervenire sul costo reale del gas. È il solito capolavoro di Bruxelles.

Il decreto Bollette punta inoltre ad azzerare il sovrapprezzo pagato dall’Italia rispetto alle quotazioni europee. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha persino dichiarato che il governo sarebbe pronto ad andare avanti senza il via libera europeo, accettando il rischio di una procedura d’infrazione.

Il problema è che l’Italia non è la penisola iberica. Il nostro sistema elettrico è fortemente interconnesso con quelli dei Paesi vicini e un prezzo nazionale più basso potrebbe incentivare le esportazioni di elettricità, spingendo le centrali a gas a produrre di più. Inoltre, mentre in Spagna e Portogallo il gas determina il prezzo dell’elettricità soltanto in una minoranza delle ore, in Italia continua a fissarlo nella maggior parte dei casi.

Siamo dunque costretti a inventare tetti, compensazioni e deroghe per correggere le distorsioni create dallo stesso sistema europeo. E mentre Roma e Bruxelles discutono se il tetto debba essere fissato a 40 o 75 euro, il punto resta quello che nessuno vuole affrontare: senza rimettere in discussione il meccanismo di formazione del prezzo elettrico e il peso dei costi climatici, ogni intervento sarà soltanto una toppa pagata dai contribuenti.