Il suicidio assistito della CDU

Il suicidio assistito della CDU

21 settembre 2026

Nel 1990 il Meclemburgo-Pomerania Anteriore fu il primo Land dell’Est a votare dopo la riunificazione. L’Unione Cristiano-Democratica di Helmut Kohl conquistò il 38,3% e, insieme ai liberali, formò il primo governo democraticamente eletto della regione.

Trentasei anni dopo, il partito di Friedrich Merz non è riuscito neppure a raggiungere il 5% necessario per entrare in parlamento. I liberali si sono fermati all’1%. L’AfD ha invece vinto con il 38,2%, superando ancora una volta sondaggi evidentemente affetti da una persistente simpatia per il centro.

Un disastro epocale. Ma la stampa tedesca preferisce raccontare la geniale strategia escogitata da Merz per restare al potere: aspettare aprile, quando si terranno le prossime elezioni regionali, e sperare che nel frattempo l’economia migliori.

Più che una strategia, un atto di fede.

Il problema è che queste elezioni rendono ancora meno probabili le riforme economiche. La candidata dell’SPD, la presidente uscente del Land Manuela Schwesig, critica della coalizione tra democristiani e socialdemocratici, governerà con la Sinistra e i Verdi. La lezione incassata dalla Socialdemocrazia è chiarissima: le riforme non pagano, quindi meglio spostarsi ancora più a sinistra. La Germania si trova quindi in una situazione in cui l’SPD si sta spostando ulteriormente a sinistra, mentre l’AfD occupa ormai l’intero spettro politico dal centro conservatore all’estrema destra.

Anche Berlino ha completato il quadro. La Sinistra ha più che raddoppiato i consensi, la CDU ha perso dieci punti e la Socialdemocrazia un terzo dei propri elettori. La città di Willy Brandt non è più una roccaforte socialdemocratica. La Germania orientale sta salutando la politica centrista senza versare una lacrima.

E qui arriva il capolavoro della CDU: il cordone sanitario contro l’AfD. Finora non è stato realmente messo alla prova soltanto perché il voto democristiano è crollato al punto da non servire più per formare una maggioranza.

Il prezzo del cordone sanitario è dunque l’estinzione politica.

A livello nazionale, l’AfD è indicata tra il 29% e il 30%, contro il 18% della CDU. Se quest’ultima rinunciasse al veto, non sarebbe più il socio maggiore che tollera un alleato scomodo. Sarebbe il socio minore di un governo guidato dall’AfD.

La CDU può continuare a evocare il trauma del 1933, spostarsi ancora più a sinistra oppure tentare di vietare il partito che la sta divorando.

Ma il problema non è più se Merz sopravviverà.

E’ se sopravviverà la CDU.