La trappola del “tope”: così Ets e tetto al gas danneggerebbero consumatori e casse dello Stato. Ma c’è una soluzione

La trappola del “tope”: così Ets e tetto al gas danneggerebbero consumatori e casse dello Stato. Ma c’è una soluzione

24 settembre 2026

L’articolo pubblicato ieri da Sassate dal titolo “Il tetto al gas e il conto dell’ideologia” ha alimentato un vivace dibattito tra gli addetti ai lavori.

Alcuni attenti osservatori in particolare fanno notare come le ipotesi in campo, per far pagare meno l’elettricità alle grandi aziende energivore, rischino di danneggiare la maggioranza delle famiglie italiane e di destabilizzare il mercato.

La sterilizzazione dell’Ets farebbe infatti  pagare di più chi oggi risparmia grazie ai contratti a prezzo fisso; lo stesso accadrebbe con l’introduzione di un tetto al prezzo del gas, che tra l’altro finirebbe per avvantaggiare i paesi vicini.

Le soluzioni? Destinare gli introiti dell’Ets, circa 4,5 miliardi l’anno, per far pagare meno le imprese energivore e, parallelamente, dirottare le famiglie italiane dai contratti indicizzati – inclusi i tutelati – ai contratti a prezzo fisso che consentono di ottenere tariffe inferiori del 30-40% rispetto al prezzo di mercato.

Partiamo dall’Ets. Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione incide sul prezzo dell’elettricità prodotta con il gas. Il meccanismo del dl Bollette prevede il rimborso (totale o parziale) dei costi Ets sul gas usato per la generazione termoelettrica, quella che fissa il prezzo marginale nei momenti di picco della domanda. Cosa succede a questo punto? I costi dell’elettricità all’ingrosso si riducono, è vero. E il costo dell’Ets almeno parzialmente viene riversato in bolletta sotto forma di oneri di sistema. L’utente che ha una bolletta indicizzata vede diminuire il prezzo della componente energia che ripaga almeno in parte con gli oneri di sistema. Il suo saldo quindi appare sostanzialmente neutro.

L’utente che ha una bolletta a prezzo fisso pluriennale, però, rischia addirittura la beffa. Il prezzo che si ritrova in bolletta, che era già inferiore a quello di mercato, resta costante ma il conto complessivo aumenta perché spuntano nuovi oneri di sistema legati alla sterilizzazione degli Ets. Il suo saldo è negativo: paga di più. Il meccanismo gli creerebbe un problema laddove aveva un vantaggio.

A questo punto abbiamo un problema. In Italia il 51% degli utenti (dato Arera) con punte di oltre l’80% in alcuni operatori, ha un contratto a prezzo fisso. Morale: la maggior parte degli utenti italiani pagherebbe di più. Lo stesso accadrebbe con l’introduzione di un tetto al prezzo del gas, sulla falsariga del “tope” iberico sperimentato (e abbandonato) in Spagna. In caso di un finanziamento tramite oneri di sistema, si replicherebbe quanto visto con gli ETS, beffando i contratti fissi, se si ricorresse alla fiscalità, il tutto graverebbe sulle finanze pubbliche, dunque sempre su Pantalone. Oltre naturalmente a distruggere la concorrenza, destabilizzare il mercato e finire per avvantaggiare più che altro i paesi vicini come la Germania che importerebbero energia a buon prezzo perché sussidiata dagli italiani.

La soluzione del rebus però è semplice, a portata di mano. Basterebbe portare tutte le famiglie, inclusi i tutelati, su contratti a prezzo fisso che, calcolati anche su prezzi “forward”, che si basano sulle previsioni future, oggi costano meno, facendo risparmiare il 30-40% rispetto al prezzo di mercato all’ingrosso. Nel contempo, si potrebbero destinare almeno momentaneamente i fondi raccolti con il sistema ETS per aiutare le aziende energivore in difficoltà per i prezzi dell’energia.