
Il fallo di Trabattoni in area Assogestioni; la protesta della Milano dei cacciatori di teste
Nel mondo ordinato delle associazioni finanziarie, la forma è sostanza. E i ruoli contano. Carlo Trabattoni, vicepresidente di Assogestioni, negli ultimi mesi ha avuto un ruolo centrale nella selezione dei consulenti legali e degli head hunter incaricati di supportare il lavoro del comitato che sceglierà i consiglieri delle più importanti aziende quotate italiane.
Un compito formalmente istruttorio, ma con un peso evidente. Scegliere chi seleziona significa incidere, indirettamente, su chi verrà selezionato. Scaduto il periodo di non-compete con Generali — dove Trabattoni ha guidato l’asset management e oggi presiede il real estate — il vicepresidente avrebbe avviato contatti proprio con alcuni di quei medesimi head hunter e consulenti precedentemente selezionati in ambito Assogestioni. Ma non solo per conto dell’associazione. A quanto pare lo ha fatto anche a titolo personale con l’obiettivo di capire se ora anche per lui è possibile esplorare nuovi orizzonti professionali.
Cercare nuove posizioni è legittimo, ma miscelare il ruolo in una associazione di sistema con i propri – giusti – propositi, è un fatto che ha fatto balzare dalla sedia gli stessi cacciatori di teste. Del resto, nel mondo della finanza organizzata, l’indipendenza non è solo una regola scritta. È un equilibrio reputazionale. Si regge su distanze percepite, non solo su incompatibilità formali.
Le regole sono alla base e vanno rispettate per preservare la credibilità di tutti gli attori in campo.


