IL MERCATO DEL GAS EUROPEO NON FUNZIONA PIÙ

IL MERCATO DEL GAS EUROPEO NON FUNZIONA PIÙ

30 settembre 2026

Per decenni il modello europeo del gas ha funzionato secondo una logica semplice: comprare in estate, quando i prezzi erano più bassi, riempire gli stoccaggi e vendere in inverno, quando la domanda e i prezzi salivano. Quel modello oggi non funziona più.

La fine dei flussi stabili di gas russo via tubo e la crescente dipendenza dal GNL hanno modificato strutturalmente il mercato. E la guerra con l’Iran ha aggravato ulteriormente il problema, riducendo le forniture dal Medio Oriente. Il risultato è paradossale: proprio quando l’Europa avrebbe bisogno di accumulare più gas, il mercato non offre più un incentivo economico sufficiente per farlo.

Il punto è tutto nello spread estate-inverno. I trader riempiono gli stoccaggi soltanto se possono comprare gas oggi e rivenderlo domani a un prezzo abbastanza alto da coprire costi e rischi. Ma quella curva si è praticamente rovesciata. A marzo comprare gas estivo per rivenderlo in inverno avrebbe generato una perdita superiore a 8 euro/MWh, prima ancora dei costi di stoccaggio. E ancora oggi ottobre quota leggermente sopra i contratti invernali. Ancora più significativo: maggio 2027 quota a premio rispetto a novembre 2027.

Ed ecco il conto. Gli stoccaggi europei sono pieni appena al 71%, contro una media stagionale dell’87%. In Germania siamo addirittura al 57%. È il livello più basso mai registrato in questo periodo dell’anno dal 2009. Un problema enorme perché gli stoccaggi possono coprire circa un terzo del fabbisogno annuale europeo e, nelle giornate più fredde, oltre metà dei consumi giornalieri.

A questo punto entra inevitabilmente lo Stato. Nove Paesi UE dispongono già di riserve strategiche, ma complessivamente valgono appena 12 miliardi di metri cubi: circa 13 giorni di consumo medio. La Germania, che oggi non ne possiede, punta a crearle dal 2027.

Ma qui nasce il cortocircuito. Se i governi non intervengono, gli stoccaggi rischiano di restare insufficienti. Se intervengono massicciamente comprando gas, rischiano di spingere ancora più in alto i prezzi, come accadde nel 2022.

La vera notizia, quindi, non è che gli stoccaggi europei siano bassi. È che la trasformazione dell’Europa da continente alimentato dai gasdotti a grande compratore mondiale di GNL sta facendo saltare il meccanismo economico sul quale quegli stoccaggi erano stati costruiti.

E senza stoccaggi adeguati basta un inverno freddo o un nuovo shock geopolitico perché il problema energetico torni immediatamente a trasformarsi in problema di inflazione, tassi e crescita.