
Usmanov fuori dalle sanzioni: perché è una vittoria per l’Italia
Non sempre per vincere bisogna fare la prima mossa. Il delisting dell’imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov dalle sanzioni europee è una vittoria geopolitica per il governo italiano, ottenuta lasciando alla Francia l’iniziativa e sfruttando poi, con abilità diplomatica, lo spazio negoziale aperto da Parigi.
La partita si è giocata a Bruxelles. La Francia ha spinto per la rimozione dell’imprenditore russo- uzbeko dalla lista delle sanzioni, in una trattativa legata anche alla liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian. L’accordo alla fine è arrivato: Usmanov e Mikhail Fridman sono usciti dalla lista, mentre le sanzioni sugli altri soggetti sono state prorogate per tre anni. Una soluzione che ha permesso a Roma di raggiungere un risultato importante senza intestarsi una battaglia che avrebbe inevitabilmente riaperto lo scontro europeo sulla Russia.
Per l’Italia, però, Usmanov non è un interlocutore qualsiasi. Il suo rapporto con il nostro Paese viene da lontano: è di casa in Sardegna, dove ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria di Arzachena, e negli anni ha finanziato interventi sul patrimonio culturale italiano, dalla Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio alla Basilica Ulpia e al Foro di Traiano. Durante la pandemia ha inoltre donato 1,5 milioni di euro alla Regione Sardegna. Un legame riconosciuto anche dallo Stato italiano con il conferimento dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica. Con il delisting viene quindi meno l’ostacolo che negli ultimi quattro anni aveva congelato anche la possibilità di sviluppare nuovi rapporti economici e investimenti in Italia.
Ma il vero valore geopolitico della vicenda è un altro. Nato in Uzbekistan, Usmanov ha costruito negli anni una rete di relazioni che attraversa l’Asia centrale, il Caucaso e il Golfo e che va ben oltre le sue attività imprenditoriali. In Uzbekistan ha sostenuto grandi iniziative culturali e religiose e ha partecipato, tra l’altro, alla realizzazione del Centro della Civiltà islamica a Tashkent. È una figura capace di dialogare con governi e gruppi economici di una regione che per l’Europa sta diventando sempre più importante: energia, materie prime, infrastrutture, corridoi commerciali e nuovi mercati passano sempre più da qui. Ed è proprio questa capacità di muoversi tra mondi diversi a trasformare Usmanov da semplice uomo d’affari in un interlocutore geopolitico.
La Francia ha fatto la prima mossa e si è assunta il costo politico dell’operazione. L’Italia si è inserita nella partita senza mettersi sotto i riflettori e oggi può tornare a coltivare il rapporto con un imprenditore che ha già investito nel nostro Paese e che dispone di relazioni preziose in una delle aree destinate a pesare sempre di più negli equilibri internazionali. Se Roma saprà sfruttare questo capitale di relazioni per attrarre nuovi investimenti e aprire porte alle imprese italiane in Asia centrale, il delisting di Usmanov potrà rivelarsi una vittoria diplomatica molto più importante di quanto appaia oggi.


