Il muro contro Marine Le Pen è già crollato

Il muro contro Marine Le Pen è già crollato

08 settembre 2026

Mancano otto mesi alle elezioni presidenziali francesi, ma il dato politico è già evidente: Marine Le Pen non è più la candidata antisistema da fermare a ogni costo. È la favorita. Secondo Elabe, domina il primo turno e vincerebbe il ballottaggio contro qualsiasi avversario.

Giornali e oppositori continuano a raccontarla come inadatta all’Eliseo o in rotta con Jordan Bardella. Ma queste campagne non spostano un voto. Anzi, più cercano di squalificarla, più emerge la debolezza degli altri. I sondaggi raccontano ormai molto meno la forza di Le Pen della repulsione suscitata dal sistema politico che dovrebbe fermarla.

Il macronismo è consumato. Il centro non ha più un’identità, la sinistra non ha più un popolo e soltanto Jean-Luc Mélenchon sembra conservare una capacità di mobilitazione. Le Pen, intanto, è in testa fra gli operai, fra gli elettori istruiti e in tutte le fasce d’età.

La vera rivoluzione riguarda però gli ultrasessantacinquenni. Erano il fortino di Emmanuel Macron. Ora guardano al Rassemblement National. La promessa di riportare l’età pensionabile a 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima dei vent’anni e a 62 per gli altri ha certamente aiutato. Ma pesano anche dignità nazionale, sicurezza e identità culturale.

Soprattutto, è scomparso il vecchio riflesso del “fronte repubblicano”. L’analisi di Terra Nova mostra che gli elettori di sinistra non voterebbero automaticamente Raphaël Glucksmann contro Le Pen. E se al ballottaggio arrivasse Mélenchon, molti centristi sceglierebbero direttamente la candidata del Rassemblement National.

Il muro, insomma, non tiene più. Dopo anni trascorsi a utilizzarlo come sostituto della politica, l’establishment francese scopre che gli elettori scelgono il male minore sulla base dei propri interessi, non degli anatemi televisivi.

Resta l’incognita dell’astensione. Nel ballottaggio del 2022 non votò il 28% degli aventi diritto, con punte del 41% fra i giovani dai 18 ai 24 anni, mentre tra i sessantenni l’astensione si fermò al 20%. Se i pensionati si stanno spostando verso Le Pen, una mobilitazione giovanile potrebbe favorire Mélenchon o un altro candidato capace di parlare a quella generazione.

Otto mesi sono lunghi e la Francia resta il Paese delle fiammate politiche improvvise. Ma una cosa è già chiara: questa volta Marine Le Pen non dovrà sfondare il muro: è già crollato.