Napoleone da Potenza, cronache di un condottiero che non molla (né la poltrona, né il bluff)

Napoleone da Potenza, cronache di un condottiero che non molla (né la poltrona, né il bluff)

07 settembre 2026

Cronache dal fronte senese, dove ogni battaglia è l’ultima, tranne quella vera. C’è chi lo chiama Napoleone, e lui non ha mai smentito con troppa convinzione. In fondo l’ambizione è la stessa: conquistare tutto, sempre, ovunque — BPM, Mediobanca, e ora un fantomatico assalto anti-Intesa con non una ma due OPS, una manovra a tenaglia mai vista prima nella storia della finanza mondiale, il che potrebbe essere un dettaglio da tenere a mente.

Peccato che anche Napoleone, a un certo punto, abbia incontrato Waterloo. E a Siena, dicono i maligni, di piogge improvvise ne sono arrivate parecchie da quando il condottiero ha piantato la bandiera a Rocca Salimbeni. Basti pensare alle ultime edizioni del Palio. Sarà il clima toscano, sarà una coincidenza statisticamente poco probabile: noi ci limitiamo a segnalarla.

 

Il pokerista che non sa quando alzarsi dal tavolo

 

Tutti lo descrivono come un giocatore di poker nato: azzarda, bluffa, rilancia quando gli altri passerebbero la mano. Ha fatto credere a Siena di voler difendere l’italianità di MPS per incassare l’appoggio degli enti locali — peccato che, a ben guardare, l’unica cosa che sembra davvero intenzionato a difendere sia la propria poltrona, età anagrafica permettendo. Di un piano di successione, va detto, non si è ancora vista traccia: forse è custodito nella stessa cassaforte delle due OPS.

Singolare, poi, che l’uomo dell’“autonomia dalla politica”, ribadita per anni come un mantra, oggi si aggrappi proprio alle dichiarazioni dei politici per tenersi in sella. Chiedere al mercato di fidarsi di lui e del suo piano mentre si cita il sindaco di turno come garante: una sfumatura che qualcuno, con più cattiveria di noi, definirebbe incoerenza.

 

Il maestro d’integrazione che non ha ancora integrato nulla

Mediobanca, tecnicamente, non è ancora digerita. Eppure il Professor Lovaglio è già pronto a tenere seminari su come si fondono tre banche insieme, mentre la prima è ancora sul tavolo operatorio. Un po’ come insegnare educazione stradale prima di aver preso la patente — con la differenza che qui la posta in gioco sono miliardi, non un parcheggio.

Quanto alle amicizie, il curriculum recente è a dir poco movimentato: Delfin, spaccata in casa propria su tutto; Credit Agricole che — si racconta nei corridoi — avrebbe richiamato Castagna all’ordine sulla linea da tenere con lui. Chi tocca Lovaglio, insomma, sembra portarsi a casa più di un grattacapo. Chissà se è lui il comune denominatore o solo, ancora una volta, “una strana coincidenza da verificare”.

Il Financial Times ha capito male, ovviamente Quando il quotidiano finanziario più autorevole del pianeta critica il suo piano, la risposta non arriva da un ufficio stampa: arriva di suo pugno. Il messaggio, parafrasando: non è lui che ha sbagliato, è il FT che non ha capito. Un classico dell’araldica lovagliana: se il giudizio è positivo, conferma il genio; se è negativo, conferma l’incomprensione altrui.

Nel frattempo, sul fronte giudiziario, il Tribunale di Milano ancora delibera sul concerto, mentre le voci di nuovi esposti si rincorrono con la stessa frequenza delle piogge senesi. Ma tant’è: chi ha già vinto Austerlitz non si fa fermare da un cavillo, men che meno da un giudice.

Il pilastro del credito a famiglie e PMI (quelle giuste)

Nel suo piano, il Monte si ridisegna come architrave del sistema bancario italiano, generoso erogatore di credito a famiglie e piccole e medie imprese. Applausi. Peccato che, stando a quel che si mormora nei corridoi senesi, negli ultimi anni la generosità creditizia si sia concentrata con encomiabile puntualità sugli amici del condottiero — su tutti la famiglia Tortora, che con curiosa tempestività si è poi ritrovata a presentare la lista per il suo rinnovo in assemblea. Sia chiaro: nessuna prova, solo una coincidenza. Come la pioggia a Siena.

Il plebiscito che non c’era

Altro capolavoro di narrazione: la vulgata secondo cui il mercato, il 15 aprile, avrebbe incoronato lui. Peccato che i numeri raccontino un’altra storia: oltre il 70% ha votato la lista presentata dal CDA uscente, non un referendum pro-Napoleone. Un plebiscito farlocco quanto il piano anti-Intesa a doppia OPS — costruito più sulla suggestione che sui voti effettivi.

L’endorsement che (forse) non aiuta

E a sostenerlo, guarda caso, arriva Corrado Passera, che ha definito il piano di Lovaglio “meraviglioso”. Lo stesso Passera che ha guidato Illimity fino a un tracollo di bilancio costato caro agli azionisti, prima di lasciarne la guida.

Un endorsement che, più che rassicurare il mercato, rischia di far tremare i polsi a chi ancora ci crede.