Il petrolio deglobalizza: ora la guerra si combatte anche sulle petroliere

Il petrolio deglobalizza: ora la guerra si combatte anche sulle petroliere

21 agosto 2026

Per decenni il petrolio è stato uno dei grandi motori della globalizzazione. Milioni di barili hanno attraversato oceani, porti, oleodotti e raffinerie grazie a un’infrastruttura fisica e finanziaria costruita per rendere gli scambi energetici mondiali sempre più efficienti. Oggi proprio il petrolio sta diventando uno dei segnali più evidenti della globalizzazione che procede in retromarcia.

Sanzioni finanziarie ed energetiche avevano già iniziato il processo, favorendo sistemi di pagamento sempre più complessi e la proliferazione delle cosiddette flotte ombra controllate dai Paesi sottoposti a restrizioni. La guerra tra Stati Uniti e Iran rischia ora di imprimere un’ulteriore accelerazione.

La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Bab el-Mandeb, tra Africa orientale e Yemen, ha trasformato il Medio Oriente in una zona ad altissimo rischio per il trasporto marittimo. Convincere gli operatori tradizionali a caricare petrolio sta diventando sempre più difficile. E quando accettano, il prezzo esplode.

Reliance, gruppo indiano della raffinazione, ha recentemente pagato un record mondiale per trasportare 2 milioni di barili di greggio da Bassora, in Iraq, al Gujarat: circa 12 volte le tariffe di riferimento, principalmente a causa del premio per il rischio legato a Hormuz.

La conseguenza è una corsa alle petroliere. Gli esportatori del Golfo Persico cercano di acquistare navi per ridurre la dipendenza dagli armatori tradizionali oppure per trasferire il greggio verso acque più sicure, dove effettuare trasbordi da nave a nave.

Il risultato? Il prezzo delle grandi petroliere usate ha raggiunto i livelli più elevati dal 2008. Una nave capace di trasportare 2 milioni di barili costa ormai circa 130 milioni di dollari. Anche le petroliere sudcoreane di cinque anni si avvicinano ai massimi storici, mentre i noli sono schizzati verso l’alto.

È un cambiamento che potrebbe sopravvivere alla guerra. Dopo anni di conflitti, sanzioni e crescente rischio geopolitico, i grandi esportatori stanno costruendo catene logistiche sempre più autonome e separate. La frammentazione potrebbe estendersi anche alla finanza qualora produttori e compratori cercassero di ridurre la dipendenza dal dollaro.

La globalizzazione energetica aveva trasformato il petrolio in una merce disponibile praticamente ovunque. La geopolitica sta facendo il percorso inverso: trasforma nuovamente sicurezza delle rotte, disponibilità delle navi e controllo della logistica in asset strategici. E il prezzo record delle petroliere è già il conto che il mercato sta pagando.