
IL PETROLIO PASSA MA A CHE PREZZO?
Lo Stretto di Hormuz è tornato quasi ai livelli pre-guerra. Ma attenzione: questo non significa che il problema petrolifero sia risolto. Significa semplicemente che qualcuno sta pagando un prezzo enorme per far passare il greggio.
Secondo Kpler, gran parte dei flussi avviene attraverso “dark transits”: le petroliere spengono i transponder durante il passaggio per ridurre il rischio di essere individuate e, una volta raggiunto il Golfo dell’Oman, trasferiscono il greggio su altre navi. Il risultato è un sistema molto più complesso, rischioso e soprattutto intensivo nell’utilizzo di tanker.
E infatti il costo logistico è esploso. A metà settembre trasportare petrolio dal Golfo Persico alla Cina è arrivato a costare circa 30 dollari al barile. Prima della guerra il trasporto rappresentava una componente quasi trascurabile rispetto al valore del carico.
Chi assorbe il costo? In parte i produttori.
L’Iraq ha aumentato drasticamente gli sconti sul proprio greggio: il Basra Heavy sarebbe arrivato fino a 37 dollari al barile sotto il benchmark di riferimento. Persino Saudi Aramco starebbe valutando sconti fino a 9 dollari sul petrolio spedito attraverso Hormuz per compensare gli acquirenti degli enormi costi di trasporto.
Ed è qui che emerge il vero paradosso.
Estrarre petrolio in Medio Oriente costa relativamente poco. Ma Arabia Saudita e Iraq non devono soltanto coprire i costi industriali: devono finanziare lo Stato. Per Baghdad il problema è enorme perché quasi tutte le entrate pubbliche dipendono dal petrolio. Riyadh è più diversificata, ma oltre metà delle entrate resta legata agli idrocarburi e la stessa trasformazione dell’economia saudita richiede enormi risorse. Il prezzo di pareggio fiscale stimato dal FMI era già intorno ai 91 dollari al barile.
Hormuz quindi può essere tecnicamente aperto e contemporaneamente restare economicamente strozzato.
Il greggio passa, ma servono più navi, più trasferimenti, premi assicurativi più elevati e soprattutto forti sconti alla vendita. Intanto i futures restano molto sopra i livelli pre-guerra perché il resto del mercato può prezzare il proprio petrolio sulla base del costo marginale del barile mediorientale.
La domanda decisiva non è più soltanto quanto petrolio attraversa Hormuz. È quanto a lungo i produttori del Golfo possono permettersi di venderlo in questo modo.


