Il problema del Green Deal, caro De Bortoli,  non è mai stato l’obiettivo, ma il metodo.

Il problema del Green Deal, caro De Bortoli, non è mai stato l’obiettivo, ma il metodo.

19 luglio 2026

Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera sostiene che il teorema “più verdi, più poveri” sia falso. Ma per dimostrarlo utilizza dati che raccontano una storia diversa.

Il principale è quello di Istat-Tagliacarne: le imprese più sostenibili hanno aumentato il fatturato del 65% tra il 2017 e il 2024. Peccato che quel numero non dimostri che la sostenibilità generi crescita. Dimostra piuttosto che le imprese più forti possono permettersi di investire nella sostenibilità. È la differenza tra correlazione e causalità.

Lo stesso vale per gli impianti ETS. Sono passati da 6.391 nel 2013 a 5.457 nel 2024. De Bortoli attribuisce la riduzione al miglioramento delle emissioni. Ma dimentica un’altra spiegazione: la perdita di capacità industriale europea. Se un’acciaieria chiude in Italia e apre in Asia, le emissioni europee diminuiscono. Quelle globali no. È deindustrializzazione, non decarbonizzazione.

Anche il CBAM viene descritto come la risposta alla concorrenza sleale. In realtà nasce già incompleto. Copre alcune materie prime ma lascia entrare molti prodotti finiti realizzati con acciaio e alluminio extraeuropei. Soprattutto, non elimina il vero handicap competitivo: un costo dell’energia che continua a essere molto più elevato rispetto a Stati Uniti e Cina. Nessun dazio può compensare un differenziale strutturale di questo tipo.

Infine c’è l’automotive. È corretto dire che la crisi europea non sia causata soltanto dal Green Deal. Ma è impossibile ignorare che Bruxelles abbia imposto una transizione tecnologica rigida, senza neutralità e senza che l’Europa disponesse di una filiera competitiva delle batterie. Il risultato è stato accelerare la perdita di quote di mercato proprio mentre la Cina costruiva il proprio vantaggio industriale.

Il punto, quindi, non è scegliere tra industria e ambiente. Il punto è distinguere tra una riduzione delle emissioni ottenuta grazie all’innovazione e una ottenuta perché le fabbriche chiudono.

La prima è una vittoria.

La seconda è semplicemente una statistica.