
Il prossimo China Shock arriverà dall’intelligenza artificiale a basso costo
Il prossimo China Shock potrebbe non arrivare dall’acciaio, dai pannelli solari o dalle automobili elettriche. Potrebbe arrivare dall’intelligenza artificiale.
La strategia di Pechino sta infatti prendendo una direzione precisa: trasformare i modelli di intelligenza artificiale a codice aperto in uno strumento di espansione economica e geopolitica, replicando nel mondo digitale quanto la Cina ha già fatto nell’industria manifatturiera.
Il meccanismo è familiare. Prima si costruisce una capacità produttiva enorme grazie a investimenti pubblici, incentivi e concorrenza interna. Poi, quando il mercato domestico non riesce più ad assorbire l’offerta, quella capacità viene proiettata verso l’estero attraverso prezzi estremamente competitivi.
È già successo con acciaio, pannelli solari, batterie e veicoli elettrici. Ora potrebbe accadere con l’intelligenza artificiale.
Il modello DeepSeek ha rappresentato il primo segnale. Ma il fenomeno è molto più ampio. Huawei ha già sviluppato centinaia di modelli specifici per diversi settori e Pechino sta costruendo un ecosistema nel quale modelli, programmi e infrastrutture vengono messi a disposizione delle imprese a costi molto bassi.
L’obiettivo non è soltanto tecnologico. È creare dipendenza.
I Paesi emergenti sono il terreno ideale. Molti governi vogliono sviluppare sistemi di intelligenza artificiale, ma non dispongono né dei capitali né dei semiconduttori più avanzati necessari per competere con Stati Uniti e Cina. Le soluzioni cinesi diventano quindi particolarmente attraenti perché sono economiche, facilmente modificabili e possono essere adattate alle lingue e alle esigenze locali.
Ed è qui che la strategia assume una dimensione geopolitica. Chi adotta infrastrutture tecnologiche cinesi tende progressivamente ad adottarne anche norme, protocolli e sistemi di gestione. Pechino sta già promuovendo la propria visione attraverso organizzazioni internazionali, università, programmi di formazione e organismi di standardizzazione.
La diffusione dei modelli a codice aperto potrebbe quindi diventare una nuova versione della Via della Seta: non più porti, ferrovie e centrali elettriche, ma infrastrutture digitali.
Il vantaggio cinese nasce anche da una debolezza strutturale. La Cina dispone di enormi capacità industriali e tecnologiche, ma continua a soffrire di una domanda interna insufficiente. Di conseguenza deve trovare mercati esterni sui quali scaricare la propria capacità in eccesso.
È esattamente il principio che ha alimentato il precedente China Shock.
Con una differenza fondamentale: questa volta non si esportano soltanto merci. Si esportano sistemi tecnologici, standard e dipendenze.
Il prossimo grande squilibrio commerciale tra Cina e Occidente potrebbe quindi non essere misurato in tonnellate di acciaio o milioni di automobili. Potrebbe essere scritto direttamente nel codice.


