
Ranucci/Lavitola: gara di solidarietà in difesa del conduttore, ma continua il silenzio della Gabanelli
Tre cori e un silenzio molto significativo.
I cori sono:
1)di chi è in mobilitazione continua per allontanare il pericolo di una sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report;
2) di quelli preoccupati di garantire almeno la continuità della trasmissione sulla stessa linea seguita dalla povera vittima dell’attentato inventato da Lavitola;
3) infine, di chi si strappa le vesti per i linciaggi sui social del conduttore (ma purtroppo anche dei suoi innocenti familiari).
Fin qui, i media non si risparmiano. Chiunque si sente autorizzato a commentare la grottesca vicenda e a trarre le conclusioni che più gli aggradano. Con argomentazioni “difensivistiche”, il più delle volte ridicole e di rara partigianeria.
Più interessante, invece, è il silenzio. Soprattutto quello di Milena Gabanelli, la vera creatrice (Giovanni Minoli se ne faccia una ragione) di Report.
Possibile che non abbia niente da dire? Possibile che non voglia di esporsi a sostegno del contestato “metodo Ranucci”, proprio lei che lo indicò come il miglior successore a proseguire il proprio lavoro sul giornalismo d’inchiesta?
Strano, no? Perché anche la Gabanelli non ci andava leggera nelle denunce. Anche lei creò molti grattacapi alla Rai e ai suoi Direttori Generali, anche lei diede vita a numerose querele e cause milionarie, ma senza mai arrivare ai livelli di faziosità e improntitudine raggiunti dall’allievo prediletto.
Ed ecco il motivo di sottolineare il suo silenzio: non è che per caso anche la Gabanelli non ha condiviso la “deriva” imposta da Ranucci a Report?
E per concludere: è mai possibile che a nessuno dei famosi giornalisti d’inchiesta dei grandi media nazionali sia venuto in mente di intervistarla e chiederle un parere sulla vicenda?
Mah…


