INCHIESTA GENOVA: forse sarebbe il caso di buttare un occhio anche sui magheggi di Confindustria Nautica

Pochi giorni fa, l’inchiesta che si è abbattuta sulla Regione Liguria hanno portato alla gogna anche il presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi e il direttore commerciale dell’associazione, Alessandro Campagna. L’ipotesi e’ quella di aver favorito un imprenditore spezzino, Filippo Cozzani, acquistando da lui una fornitura di cartoni d’acqua per il Salone Nautico, in cambio di importanti elargizioni a Confindustria Nautica da parte del fratello Matteo Cozzani, potente capo di gabinetto del Governatore Toti; che avrebbe sbloccato le autorizzazioni per la banchina del Salone Nautico ma, soprattutto, aumentato i contributi regionali per la manifestazione da 350mila euro circa a quasi 800mila euro.

Ed è proprio nel Salone Nautico di Genova, non da ieri, che si annida la “gallina dalle uova d’oro“ per Confindustria Nautica.
E’ risaputo, infatti, che il Salone Nautico di Genova, principale kermesse fieristica nautica italiana, da anni è stata surclassata in termini di prestigio e di business dal Cannes Yachting Festival, per l’incapacità (o per la volontà?) di Confindustria Nautica e delle amministrazioni genovesi di sprovincializzare l’evento.

Basti dire che i cantieri italiani, leader mondiali del settore, preferiscono esporre le loro barche in Francia piuttosto che a Genova.
Ma c’è evidentemente dell’altro.

Chiunque infatti scorra il sito di Confindustria Nautica, difficilmente troverà un elenco trasparente delle aziende associate.
Eppure Confindustria Nautica può permettersi staff e spese faraoniche superiori a molte altre federazioni di Confindustria, nonchè lauti stipendi (centinaia di migliaia di euro) ai suoi immarcescibili burocrati -tra cui l’onnipotente direttrice generale Marina Stella e il responsabile rapporti istituzionali Roberto Neglia– che da anni son sempre gli stessi e formano un blocco di interessi monolitico, in grado di autoperpetuarsi e sopravvivere indenne ad ogni stagione politica, non solo nei palazzi genovesi e romani ma anche dentro Confindustria Nautica.

Non potendo contare per intero, presumibilmente, sugli introiti delle nebulose quote associative, e al netto dei probabili sussidi di viale dell’Astronomia (che notoriamente non guarda al merito, data la fuga in Francia dei principali espositori italiani), da dove provengono i tanti quattrini con cui l’associazione (ma sarebbe meglio dire la “lobby della Lanterna”) si autofinanzia in modo così ricco?
Beh, da una parte la risposta sta nell’attuale inchiesta genovese.
Dall’altra, gli inquirenti dovrebbero scavare a fondo nei bilanci dell’associazione; e ancor più di quelli del suo braccio armato, la società Saloni Nautici SpA.

Già di per sè vi è un clamoroso conflitto d’interesse tra un’associazione di settore e una società operativa che organizza una manifestazione fieristica, nel momento in cui questa società è diretta emanazione della stessa associazione…

Ma, andando a interrogarsi sul perchè la suddetta società non si sia mai prodigata per elevare gli standard e internazionalizzare il Salone, ma lo abbia anzi mantenuto al livello di una sagra acquatica, l’arcano è presto svelato: oltre la metà degli introiti del Salone, che finiscono tutti nelle casse della Saloni Nautici e quindi per la proprietà transitiva di Confindustria Nautica, derivano non dai costi sostenuti dagli espositori per affittare gli spazi, ma dai biglietti, ovvero dai visitatori, quindi dal popolo.

Ecco perchè l’interesse di Confindustria Nautica non è fare una vera concorrenza a Cannes per attrarre ricchi armatori, ma attrarre quanti più visitatori possibili, dalla scolaresca al turista che sogna la barca pur non potendosela permettere…

Il collaudato sistema si è saldato in questi ultimi anni con l’asse di potere politico instauratosi in Regione. Ma, come si sa, il diavolo fa le pentole, non anche i coperchi.
Per ora Saverio Cecchi -che a settembre all’inaugurazione del Salone aveva perfino accolto trionfante il premier Giorgia Meloni- si è autosospeso ed è stato sostituito da uno dei suoi fedelissimi colonnelli, il venditore di gommoni Piero Formenti.

Speriamo però che, per il bene dell’immagine del settore e delle aziende associate, a fare le spese dell’inchiesta non sia il solo capro espiatorio Alessandro Campagna, ma l’intera dirigenza complice e ben consapevole. A partire dalla direttrice generale sulla cui scrivania transitava ogni dossier e ogni fattura, perchè non si muove foglia che Marina Stella non voglia.

E chissà che non emerga anche lo strapotere del vero Deus ex machina di Confindustria Nautica, il patron dei cantieri Sanlorenzo Massimo Perotti, che si cela come una sorta di Lord Protettore dietro Saverio Cecchi, di per sè piccolo imprenditore e fornitore.
Perotti, dalle cui labbra pende tutto lo stato maggiore di Confindustria Nautica e che ha di fatto trasformato l’associazione in un suo club privato, colui che è il vero alfiere dell’asse creato con il Governatore Toti, che si dice sia stato avvistato varie volte a cena nella sua splendida villa di Ameglia (peraltro anche Toti ha casa ad Ameglia…) e sui suoi lussuosi yacht.

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