La cultura secondo Carocci, il piccolo rais amato da Zingaretti: occupazioni e finanziamenti a pioggia senza gara

La cultura secondo Carocci, il piccolo rais amato da Zingaretti: occupazioni e finanziamenti a pioggia senza gara

25 giugno 2026

C’è un genere tutto romano che andrebbe studiato nelle università: quello del giovane illuminato che si autoproclama unico custode della cultura cittadina e, da quel pulpito, distribuisce pagelle a sindaci e presidenti di Regione.

L’ultimo esemplare della specie risponde al nome di Valerio Carocci, ex ragazzo del Cinema America, oggi presidente della Fondazione Piccolo America;  e da qualche giorno protagonista di un teatrino che avrebbe del comico se non fosse, invece,  soprattutto una questione di soldi pubblici.

Carocci nasce come grande occupante di stabili privati, in particolare del Cinema America. Si piazza lì dentro per due anni, finché non ottiene la gestione della storica Sala Troisi, ma sempre con l’obiettivo di prendersi anche il cinema America. E’ conosciuto per questo e per aver organizzato, con soldi pubblici, delle kermesse in piazza, l’estate, dove proietta film.

Il suo storico sponsor è Nicola Zingaretti che lo ha di fatto adottato e coccolato per anni, dandogli il massimo supporto nella costruzione di una rete di relazioni, anche istituzionali.

L’allora presidente della Regione Lazio fece di tutto per accontentarlo, compreso fargli ottenere una lettera di lode dal presidente Mattarella. Chissà se oggi il presidente della Repubblica riscriverebbe le stesse parole a Carocci, considerando che anche grazie a quelle dichiarazioni il ragazzo ha ottenuto soldi a pioggia da amministrazioni pubbliche. Gli altri operatori che fanno cultura si chiedono da anni: ma perché a lui sì e a noi no? Ma i soldi pubblici non dovrebbero passare per bandi, gare, avvisi pubblici? E allora perché  la Regione Lazio e il Comune di Roma hanno versato a Carocci in questi anni vagonate di euro senza mai organizzare una competizione?

Sta di fatto che l’ultima volta che il nuovo paladino della cultura romana si  e’ preso di nuovo la scena  è quando ha voluto combattere contro una legge che autorizzava la riconversione dei cinema chiusi da oltre dieci anni.

Una legge della Regione Lazio, inserita in un testo omnibus sull’urbanistica, dove in un articolo si dava una interpretazione corretta su un’altra norma, quella sulla rigenerazione urbana, che ha permesso al progetto dell’ex Metropolitan di poter essere portato a compimento dopo 16 anni. L’articolo sulla riconversione dei cinema è stato, dopo mesi di polemiche, accantonato. Ma è comparso improvvisamente un finanziamento a Carocci di 300 Mila euro. La domanda che tutti adesso si fanno è: ma perché Rocca gli ha dato questi soldi? Il Metropolitan non c’entra nulla, ed è testimonianza il fatto che Carocci ha fatto un ricorso al TAR contro la decisione della regione e non ha mai ritirato tale ricorso. In questi giorni se ne è occupato il sito Dagospia che, dobbiamo dirlo, ha capito non da oggi che il cocco di Zingaretti fa un po’ troppo il suo comodo e si crede l’unico che può parlare di cultura. D’Agostino lo ha pesantemente attaccato, scatenando l’ira di Carocci che ha risposto con delle lettere fiume farfugliando le sue ragioni. In una delle missive chiede pure le dimissioni di due esponenti del Pd capitolino, la capogruppo Valeria Baglio e la consigliera Antonella Melito, colpevoli di aver osato far passare in Aula Giulio Cesare la riconversione dell’ex cinema Metropolitan che, come spiegato, poco c’entra con i soldi che ha preso senza bando.

Di fatto Carocci sta facendo un grande gioco di distrazione di massa. Sposta l’attenzione sulla battaglia culturale e nel frattempo con l’altra mano prende finanziamenti.

Non è la prima volta, del resto. Lo ricordava Il Foglio: era fine maggio 2023 quando il nostro eroe si presentò di persona nell’ufficio del sindaco per pretendere che i fondi non venissero tagliati. Non una richiesta, una pretesa. Il metodo è sempre lo stesso: o mi date i soldi, o scatta la macchina del fango, i comunicati, gli articoli, i ricorsi al Tar. Una concezione tutta personale del rapporto tra pubblico e privato, in cui il privato detta e il pubblico esegue. Carocci non sta difendendo la cultura: sta difendendo una rendita di posizione.

La cultura, quella vera, non ha bisogno di ricatti. Non manda messaggi minatori, non chiede dimissioni di consiglieri eletti dal popolo, non incassa centinaia di migliaia di euro pubblici saltando ogni bando.

La cultura si misura sui progetti, sulla trasparenza, sulla capacità di stare al mondo senza pretendere che il mondo stia ai propri piedi.

Valerio Carocci, da questo punto di vista, ha ancora parecchio da imparare.

Vediamo, pop corn alla mano, come va a finire. Perché, a quanto pare,  quando nella sede di FdI, in via della Scrofa, hanno saputo del finanziamento di Rocca a Carocci,  grazie a Dio e’ successo un putiferio.