La guerra del grano torna a minacciare il mondo

La guerra del grano torna a minacciare il mondo

19 agosto 2026

La guerra in Ucraina sta entrando in una fase nuova e potenzialmente molto pericolosa: quella in cui il cibo diventa sempre più un danno collaterale del conflitto.

La scorsa settimana Kiev ha colpito tre terminal cerealicoli nel porto russo di Novorossiysk, da cui transita circa il 40% delle esportazioni russe di grano. Mosca ha risposto intensificando gli attacchi contro porti e infrastrutture ucraine sul Mar Nero, in particolare nell’area di Odessa. Il risultato è che la guerra sta progressivamente investendo uno dei principali corridoi alimentari del pianeta.

Russia e Ucraina rappresentano insieme circa il 27% delle esportazioni mondiali di grano. Non serve quindi che le infrastrutture vengano completamente distrutte: basta aumentare il rischio logistico, assicurativo e finanziario per produrre effetti sui prezzi.

E infatti i segnali stanno già arrivando. I prezzi di grano e fertilizzanti sono saliti a livelli difficilmente sostenibili per molti produttori, mentre le quotazioni delle materie prime alimentari risultano circa il 25% superiori al 2025 e continuano a crescere.

Il problema è soprattutto geopolitico.

Secondo le Nazioni Unite, circa 50 milioni di persone rischiano di essere spinte verso una grave insicurezza alimentare entro la fine dell’anno. Russia e Ucraina non sono gli unici produttori agricoli al mondo, naturalmente. Ma sostituire rapidamente i loro volumi sul mercato internazionale è tutt’altro che semplice.

Per Mosca, inoltre, l’agricoltura rappresenta una fonte essenziale di valuta: il Cremlino ha incassato circa 41 miliardi di dollari dalle esportazioni agricole nel 2025, quasi la metà dei proventi derivanti da petrolio e gas. E con le esportazioni energetiche sempre più sotto pressione, il peso strategico del grano aumenta.

La guerra del Mar Nero rischia di trasformarsi nuovamente in una guerra sulla sicurezza alimentare globale. E a pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i Paesi maggiormente dipendenti dalle importazioni di cereali russi e ucraini: Egitto, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Colpire i porti significa quindi molto più che colpire Russia o Ucraina. Significa mettere sotto pressione una delle arterie attraverso cui viene alimentata una parte rilevante del mondo.