Il pranzo di Gaiole tra Passera e Lovaglio e il cda convocato d’urgenza

Il pranzo di Gaiole tra Passera e Lovaglio e il cda convocato d’urgenza

19 agosto 2026

Mentre a Siena si contano le operazioni straordinarie che Lovaglio tira fuori dal cilindro — una Ops sul Banco, una su Banca Generali, la cessione della quota nel Leone per finanziare un dividendo straordinario — la notizia vera non sta in un term sheet. Sta a tavola.

Settimana scorsa, trattoria a Gaiole in Chianti. Da una parte l’amministratore delegato del Monte dei Paschi. Dall’altra Corrado Passera. Pranzo lungo, posto discreto, nessun comunicato.

Ora, i due hanno in comune esattamente una cosa: un conto aperto con Ca’ de Sass.

Passera a Intesa non è stato un passante. È stato l’uomo che ha costruito la fusione con Sanpaolo IMI e ha guidato il gruppo fino al 2011, quando è uscito per andare al governo. Poi la sesta vita, illimity, finita inghiottita dall’Opas di Banca Ifis e cancellata da Piazza Affari. La settima, per sua stessa ammissione, è ancora da inventare. Un uomo libero, dunque. E gli ex, si sa, hanno una memoria selettiva ma tenace: nei salotti milanesi i giudizi che fa circolare sull’attuale management della prima banca italiana non sono esattamente affettuosi.

È precisamente ciò che serve a Lovaglio. Non un advisor — quelli si comprano a peso —, ma un ex con voglia di riscatto.

Perché il problema del piano senese non è la finanza, è la narrazione. Una doppia Ops annunciata quindici giorni dopo aver detto al consiglio che alternative non ce n’erano, un consiglio che apprende le mosse a cose fatte, la passivity rule derubricata a materia da convegno: tutto questo ha bisogno di qualcuno che lo racconti come strategia industriale e non come autodifesa.

E qui sta il punto. Chiamarla strategia è generoso. Somiglia molto di più alla mossa di chi, pur di non lasciare la poltrona di Rocca Salimbeni, è disposto a mettere in gioco Generali, il Banco, il consiglio e — dettaglio non secondario — un pezzo di sistema Paese.

La premier, quando ha parlato di preservare l’identità del Monte, immaginava questo? Perché difendere l’identità di una banca e difendere la sedia di chi la guida sono due mestieri diversi.

E intanto stanotte Lovaglio ha convocato un Cda del Monte senza troppi preavvisi: da lui ci possiamo aspettare ormai di tutto.

Perché il problema del piano senese non è la finanza, è la narrazione. Una doppia Ops annunciata quindici giorni dopo aver detto al consiglio che alternative non ce n’erano, un consiglio che apprende le mosse a cose fatte, la passivity rule derubricata a materia da convegno: tutto questo ha bisogno di qualcuno che lo racconti come strategia industriale e non come autodifesa.

E qui sta il punto. Chiamarla strategia è generoso. Somiglia molto di più alla mossa di chi, pur di non lasciare la poltrona di Rocca Salimbeni, è disposto a mettere in gioco Generali, il Banco, il consiglio e — dettaglio non secondario — un pezzo di sistema Paese.

La premier, quando ha parlato di preservare l’identità del Monte, immaginava questo? Perché difendere l’identità di una banca e difendere la sedia di chi la guida sono due mestieri diversi.

E intanto stanotte Lovaglio ha convocato un Cda del Monte senza troppi preavvisi: da lui ci possiamo aspettare ormai di tutto.