La Stampa, ovvero l’oggetto del desiderio che si trasforma nella rabbia degli sconfitti

La Stampa, ovvero l’oggetto del desiderio che si trasforma nella rabbia degli sconfitti

25 gennaio 2026

Visto che siamo alla vigilia di Sanremo, riavvolgiamo il nastro: 1967, l’anno del suicidio di Luigi Tenco, ma anche del successo discografico dei Rokes con “Bisogna saper perdere”.

Ecco, quel ritornello (“Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”) si attaglia perfettamente ai comportamenti dei componenti della NEM (Nord Est Multimedia), il gruppo editoriale guidato dal banchiere Enrico Marchi, che si è visto superare sul filo di lana, per l’acquisto della Stampa, dalla SAE di Alberto Leonardis.

Perché forse non tutti ricordano che i due gruppi si erano già fronteggiati quando la GEDI mise in vendita il Messaggero Veneto, Il Piccolo, il Mattino di Padova e gli altri quotidiani locali del Triveneto.

Bene, allora l’asta fu vinta dalla cordata guidata da Marchi e Leonardis si ritirò in buon ordine, senza fare polemiche.

Polemiche che invece ora, dall’interno della cordata NEM, si stanno scatenando in ogni modo per squalificare le ambizioni della SAE e cercare di annullare la “trattativa in esclusiva” per l’acquisto della Stampa. Anche con attacchi sul piano personale e imprenditoriale nei confronti di Leonardis.

Il fatto che l’offerta di SAE sia notevolmente più vantaggiosa rispetto a quella del gruppo veneto non sembra essere una giustificazione sufficiente. E così è scattata un’indignazione dai toni di rara arroganza, che ha subito trovato sponda all’interno dello stesso corpo redazionale del quotidiano torinese.

Dove, da parte del direttore Andrea Malaguti e di vari “senatori”, è partita un’offensiva “parallela” contro Leonardis, che ha avuto come prima conseguenza la rinuncia delle fondazioni bancarie piemontesi a far parte della compagine azionaria che rileverà la proprietà del giornale.

D’altra parte, i rappresentanti della cordata NEM non sono nuovi a questo genere di “rappresaglie” contro chi manda a monte i loro piani di espansione nel campo delle infrastrutture.

Se ne ricordano certamente l’ex sindaco di Venezia Orsoni ai tempi degli scontri sull’aeroporto, ma soprattutto l’editore televisivo Jannacopulos, quando si rifiutò di cedere le sue tre tv locali.