
La terza giovinezza di Vittorio Grilli
Che personaggio. Irrefrenabile, ma soprattutto buono per tutte le stagioni.
Vittorio Grilli, senior advisor di Kkr, il fondo americano che in Italia due anni fa aveva acquistato la maggioranza della rete fissa di Fibercop da Telecom, operazione da 18,8 miliardi: incarico non operativo, ma certo non a titolo gratuito. Conoscendo infatti l’avvedutezza e l’attenzione ai compensi dell’attuale presidente di Mediobanca, già advisor di Kkr proprio nell’affare Fibercop, e’ difficile pensare ad un atto di disinteressata collaborazione: come è noto, la battaglia più importante da lui combattuta con Mps, nuovo azionista di Mediobanca, è stata quella per lo stipendio. Inizialmente aveva chiesto 2,5 milioni l’anno, ma il Cda gli aveva concesso appena la metà. Chissà se proprio da questa decisione, vissuta alla stregua di uno sgarbo personale, sono scaturiti i dissidi con l’azionista Mps e con lo stesso amministratore delegato di Mediobanca.
Finanze personali a parte (tra l’altro, si sa, le ex mogli non fanno sconti), il ritorno di Grilli in Kkr e’ anche un messaggio al mercato: sarebbe stato difficile con l’avanzare dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps mantenere il suo ruolo e, soprattutto, rimpinguare lo stipendio e dunque meglio pensare subito a cosa fare dopo. Chi conosce Lovaglio, che ancora resiste sulla cabina di comando di Mps, sostiene che quando ha letto di Grilli e Kkr si è fatto sfuggire qualcosa sui topi che scappano quando la nave affonda.


