L’asse Roma-Berlino ridisegna l’Europa

L’asse Roma-Berlino ridisegna l’Europa

24 gennaio 2026

Non stanno ovviamente “complottando” per far fuori Ursula von der Leyen. Sarebbe una lettura pigra, e anche un po’ provinciale. Molto più semplicemente, il baricentro del potere europeo si è spostato. E Ursula se n’è accorta.

Con Friedrich Merz alla Cancelleria tedesca e Giorgia Meloni ormai stabilmente seduta al tavolo dei grandi, il vecchio motore franco-tedesco è entrato in stallo. Al suo posto si sta formando un asse Roma-Berlino più conservatore, più industriale, e soprattutto molto meno ideologico. Non è un golpe di palazzo: è una riallocazione di forza.

Merz e Meloni condividono una linea chiara: competitività prima di tutto, stop all’ipertrofia regolatoria di Bruxelles, Green Deal ricondotto a una dimensione compatibile con la sopravvivenza dell’industria europea. Non a caso hanno spinto insieme per una “frenata d’emergenza” sulle nuove norme UE, mettendo in discussione alcuni totem della Commissione von der Leyen.

Il dato politico rilevante è un altro: Macron non è più il perno. Il rapporto tra Merz e l’Eliseo è freddo, e il cancelliere tedesco guarda sempre più a Roma come partner industriale e politico. Risultato: Ursula non detta più la linea, la segue. Per tenere insieme una maggioranza nel Consiglio europeo è costretta ad allinearsi al nuovo duopolio.

C’è poi il sottotesto tedesco. Merz e von der Leyen sono rivali storici nella CDU. Lui incarna il ritorno a un “Germany First” economico; lei è figlia dell’era Merkel, del compromesso permanente e dell’Europa regolatoria. Collaborano, certo. Ma la tensione è strutturale.

I segnali sono evidenti. Sui motori endotermici il bando 2035 è stato annacquato. Sul commercio e sulle minacce tariffarie americane, Ursula ha adottato la linea prudente di Meloni e Merz, isolando Macron e le sue pulsioni ritorsive. Sulla migrazione, la Commissione ha fatto propria la “linea Meloni”: esternalizzazione, accordi con Paesi terzi, meno moralismo e più controllo.

Verdetto finale: non stanno cercando di sfrattare von der Leyen. Ma le hanno cambiato l’arredamento, stanza per stanza. E la nuova Europa che prende forma assomiglia molto più alle priorità conservatrici e industriali di Roma e Berlino che al manifesto verde e sociale del suo primo mandato.