
Lavitola/Ranucci: quegli strani silenzi della Schlein e di tutti i sinistri che accusavano FdI
Ma c’è qualcuno che si ricorda di quando Elly Schlein e tutta la compagnia di giro della sinistra strillavano perché Giorgia Meloni non aveva commentato questo o quell’avvenimento? La segretaria del Pd, per esempio, si ricorda cosa aveva detto a livello internazionale, nel suo impeccabile inglese, circa l’evidente “concorso morale” del governo di centrodestra a guida Meloni sull’attentato a Sigfrido Ranucci?
Niente da fare: niente scuse e silenzi sempre più assordanti, come dicono i cronisti bravi. Beh, in fondo è Ferragosto, non c’è malanimo, solo il legittimo desiderio di un un po’ di riposo.
Ma certo, come no, poveri cari: sono solo impegnati a fare il bagno in Costa Smeralda, a cantare come Matteo Renzi con Kate Perry, al massimo in impegnative scalate sopra St. Moritz.
Nessuno che vada a recuperare le decine di servizi di Report contro la premier, il presidente del Senato Ignazio La Russa, le rispettive famiglie, le dichiarazioni “secretate” di Ranucci contro il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari (accusato di averlo fatto controllare dai servizi), etc etc.
D’altra parte, di cosa dovrebbe scusarsi questa accolita di autentici mascalzoni? Ranucci, per loro, aveva da anni preso il posto del Duce: aveva sempre ragione. Come certificato anche dall’ovazione che aveva accolto la sua presenza all’Assemblea dell’Associazione Nazionale Magistrati, incurante delle decine di incriminazioni e rinvii a giudizio del conduttore di “Report” e della sua banda da parte dei loro stessi iscritti.
Ma se nessuno a sinistra ha l’onestà intellettuale di scusarsi per il consenso incondizionato a Ranucci fino alla confessione del suo “caro amico” Lavitola , in compenso e’ già iniziata l’opera di santificazione della povera “parte lesa”.
Prendete ad esempio il Corriere della Sera, quello che viene sempre definito il più importante e diffuso quotidiano italiano.
Ecco come descrive il “buen ritiro” di Ranucci e famiglia per sottrarsi alla curiosità e all’assedio dei cronisti: straziante.
“In questi giorni di veleni e sofferenze, per cercare finalmente un po’ di quiete, Sigfrido Ranucci è tornato a Rocca Massima, il paese di nonno Sigfrido e dei suoi genitori, dove tutto iniziò. «Da quando avevo due mesi qui ho passato lunghi periodi dell’estate e della mia infanzia. Ho conosciuto gli amori, le amicizie, il senso e l’importanza della solidarietà. Qui ho conosciuto e ho imparato ad apprezzare gli odori della natura, a osservare le stelle nella volta celeste che domina senza inquinamento luminoso. Rocca Massima è il centro della mia anima, dove mi rifugio sempre per staccare dagli attacchi e dalle polemiche”
Applausi scroscianti e sipario. Alla prossima puntata.


