L’Europa corre verso Est

L’Europa corre verso Est

22 ottobre 2026

Per anni l’Europa ha raccontato la propria economia attraverso Parigi, Francoforte e Bruxelles. Oggi il baricentro si sposta: da Varsavia a Bucarest, da Praga a Budapest e Bratislava, una fascia di Paesi cresce, attira investimenti e si propone come la nuova frontiera industriale del continente.

La Polonia guida la corsa. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 3,9% nel secondo trimestre, gli investimenti del 16,1% e la Borsa di Varsavia ha guadagnato oltre il 33% da inizio anno. Il deficit pubblico, al 7,1% del prodotto, resta una vulnerabilità; ma la crescita dei redditi e l’arrivo di capitali stranieri rafforzano la prospettiva di lungo periodo.

La Romania offre energia, manodopera competitiva e un settore informatico in espansione. Il nuovo governo punta a contenere l’inflazione e a rilanciare la crescita, oggi quasi ferma. Praga, invece, combina salari reali in aumento, disoccupazione bassa e investimenti sostenuti, anche se la Borsa non riflette questa solidità e i prezzi alla produzione alimentano le attese di nuovi rialzi dei tassi.

Poi c’è l’Ungheria, che prova a ricucire i rapporti con Bruxelles e a consolidarsi come polo manifatturiero, tra batterie, automobili e investimenti di gruppi asiatici. La Slovacchia, pur rallentando, conserva nell’industria automobilistica una base export decisiva.

Non è una marcia senza ostacoli. L’inflazione resta elevata, i conti pubblici sono sotto pressione e la politica può frenare le riforme. Ma mentre le economie occidentali arrancano, l’Est europeo offre crescita, capacità produttiva e spazio per nuovi investimenti. La storia economica del continente non si scrive più soltanto a Ovest. Ora l’azione è a Est.