L’Europa scopre di nuovo il rischio fisico del gas

L’Europa scopre di nuovo il rischio fisico del gas

18 febbraio 2026

L’inverno freddo riporta sempre l’Europa alla realtà fisica dell’energia. Quando le temperature scendono, la retorica climatica lascia spazio ai metri cubi. E quest’anno i metri cubi scarseggiano.

Al 16 febbraio gli stoccaggi gas UE erano al 33%, contro una media quinquennale superiore al 49%. Livelli che riportano la memoria al 2022, quando il sotto-riempimento delle cavità controllate da Gazprom fece detonare la crisi invernale. Ma il dato più allarmante è tedesco: 23%. Non solo ben sotto il 42% del 2025, ma persino sotto il 32% del 2022. Con ancora sei settimane di stagione termica davanti, il rischio di arrivare vicino al fondo tecnico non è teorico.

Il problema nasce a monte. La Germania è entrata nell’inverno con riserve già modeste: 75% a inizio novembre, contro il quasi pieno dell’anno precedente. Pesa lo stallo politico dell’estate 2025 tra governo e compratori. Tradizionalmente si compra gas d’estate — prezzi più bassi — per stoccarlo. Ma i target obbligatori e l’incertezza sugli interventi statali hanno distorto gli incentivi.

Berlino ha lasciato intendere un possibile sostegno, tenendo i prezzi artificialmente alti. Poi a luglio il dietrofront: nessun supporto. Prezzi giù, ma anche incentivo allo stoccaggio evaporato.

Nel frattempo, i target stessi sono stati ammorbiditi. Formalmente il 90% UE è stato esteso al 2027. Sostanzialmente, è stato riempito di clausole elastiche. Anche con l’appoggio tedesco.

Oggi i prezzi TTF sono scesi — da €40/MWh di gennaio a circa €30 — grazie a maggiori flussi LNG. Ma è una calma che apre un’altra faglia: più GNL significa più dipendenza geopolitica, soprattutto dagli Stati Uniti.

Ed è qui il nodo strategico. Gli stoccaggi europei restano concepiti come strumento stagionale, non di sicurezza. OMV ha chiesto di ripensarli in chiave strategica. Ha ragione: in un sistema sempre più LNG-centrico, lo stoccaggio diventa riserva geopolitica, non solo termica.

L’Europa oggi non è senza gas. È senza margine. E senza margine, basta un inverno freddo per ritrovarsi di nuovo a secco.