L’intelligenza artificiale è globale. Il potere no

L’intelligenza artificiale è globale. Il potere no

02 settembre 2026

L’intelligenza artificiale viene raccontata come una tecnologia destinata a diffondersi ovunque. La realtà è quasi opposta: la sua geografia è straordinariamente concentrata. Stati Uniti e Cina controllano quasi il 90% della capacità mondiale di calcolo per l’IA e circa il 90% dei nuovi investimenti in centri dati e modelli fondamentali continua a finire nei due Paesi.

Washington resta nettamente avanti. I grandi operatori americani stanno costruendo infrastrutture gigantesche: OpenAI e Nvidia progettano cinque nuovi centri dati che potrebbero assorbire 5 gigawatt, mentre Google ha annunciato investimenti per 40 miliardi di dollari in Texas entro il 2027. La nuova corsa all’IA è ormai anche una corsa a elettricità, reti e infrastrutture.

La Cina sta reagendo. Nel 2024 il consumo elettrico dei suoi centri dati è cresciuto del 45% e Pechino sta spostando capacità di calcolo verso le regioni occidentali, dove energia e terreni costano meno. Ma soprattutto sta cercando di costruire una filiera tecnologica indipendente dalle restrizioni americane.

È qui che emerge il punto geopoliticamente più interessante. Nei prossimi anni i centri dati potrebbero moltiplicarsi in Medio Oriente, Asia, Europa e America Latina. Ma distribuire geograficamente la capacità di calcolo non significa distribuire il potere.

Un Paese può avere sul proprio territorio miliardi di investimenti, server e gigawatt di potenza senza possedere realmente l’infrastruttura tecnologica che li rende possibili. Se chip, sistemi operativi, modelli, servizi cloud e software rimangono americani o cinesi, la cosiddetta “sovranità digitale” rischia di essere poco più di un’illusione.

Washington sembra averlo capito perfettamente. Gli Stati Uniti favoriscono la costruzione di infrastrutture all’estero, ma cercano contemporaneamente di mantenere il controllo dei nodi strategici della catena. La Cina segue una strategia analoga attraverso Huawei e le proprie imprese tecnologiche, soprattutto nei Paesi emergenti.

Potremmo quindi assistere a un paradosso: **centri dati sempre più distribuiti e potere tecnologico sempre più concentrato**.

L’IA non sta creando necessariamente un mondo digitale multipolare. Potrebbe invece costruire due giganteschi sistemi tecnologici, americano e cinese, attorno ai quali gli altri Paesi saranno costretti a gravitare.

Avere i server in casa, insomma, non significa possedere le chiavi.