Urso e il milione di auto immaginarie

Urso e il milione di auto immaginarie

01 settembre 2026

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, sembra avere trovato la formula magica della politica industriale italiana: quando i dossier precipitano, basta alzare l’asticella degli annunci.

Dopo i disastri dell’ex Ilva e le incognite che continuano ad accompagnare Piombino, dal Meeting di Rimini della scorsa settimana, Urso ha dichiarato che l’Italia può produrre un milione di veicoli entro il 2030. Ma di quale Italia sta parlando? La Federazione italiana metalmeccanici della Confederazione italiana sindacati lavoratori (Fim-Cisl) stima una produzione di circa 500.000 veicoli nel 2026. Raddoppiarla in quattro anni non è tecnicamente impossibile, ma servirebbero nuovi modelli, fabbriche pienamente operative, investimenti vincolanti, fornitori solidi, energia competitiva e probabilmente un secondo costruttore. Tutte cose che oggi esistono soprattutto nelle dichiarazioni del ministro. ⁠

Nel frattempo, l’ex Ilva è tornata persino nelle carte della Procura di Milano. È stata aperta una nuova inchiesta per bancarotta fraudolenta, nata da una relazione dei commissari straordinari, e Lucia Morselli, ex presidente e amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e Acciaierie d’Italia, è stata iscritta nel registro degli indagati. Le accuse dovranno naturalmente essere accertate, ma il solo fatto che il più importante dossier siderurgico italiano continui a oscillare tra commissari, tribunali e procure misura il fallimento della gestione politica. ⁠

A Piombino, invece, il progetto della nuova acciaieria resta industrialmente valido, ma i cantieri slittano e l’assetto finanziario deve ancora essere completato. Anche qui abbondano tavoli, comunicati e rassicurazioni, mentre l’acciaio continua a non uscire dagli impianti. ⁠

Il problema non è l’ottimismo. È la sostituzione sistematica della politica industriale con la propaganda. Urso cita la crescita percentuale della produzione nel primo semestre, dimenticando che anche un rimbalzo dal fondo può sembrare prodigioso. È il numeratore della propaganda applicato al denominatore del deserto industriale.

Un milione di auto entro il 2030? Forse. Ma senza impegni stabilimento per stabilimento, capitali, modelli e scadenze verificabili, non è un obiettivo: è un’allucinazione ministeriale.

Dopo Ilva e Piombino, Urso dovrebbe promettere meno e realizzare almeno un dossier industriale. Uno soltanto. Sarebbe già un risultato straordinario. Ma evidentemente chiediamo troppo.