LOVAGLIO: LO VOGLIO? L’AD DEL MONTE IN CERCA DI SPONSOR DISPERATAMENTE

LOVAGLIO: LO VOGLIO? L’AD DEL MONTE IN CERCA DI SPONSOR DISPERATAMENTE

26 gennaio 2026

Saranno settimane frizzanti quelle che interesseranno il settore bancario. Ad aprile ci sono i rinnovi dei board di Banco BPM e del Monte dei Paschi.

Dell’istituto milanese abbiamo più volte segnalato il fattore francese che insiste sul capitale. Parigi ha saputo approfittare dei litigi italiani e, a piccoli passi, ha conquistato la più importante banca al servizio del tessuto imprenditoriale del Nord Italia.

Diciamo che Crédit Agricole ha messo in pratica quel famoso detto partenopeo, sicuramente conosciuto dall’ad napoletano Giuseppe Castagna: “Si’ trasudo ‘e sic e te si’ misi ‘e chiatto.”

L’altra partita riguarda il futuro board del Monte dei Paschi e, in particolare, la riconferma o meno di Luigi Lovaglio nel ruolo di CEO. Cosa accadrà si capirà tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando saranno depositate le liste che verranno votate all’assemblea degli azionisti di MPS a metà aprile.

Lovaglio? Lo voglio o non lo voglio? È questa la domanda che si aggira nelle stanze della politica e che spacca in due le forze di governo. Anche se ormai il Ministero dell’Economia ha solo un 5% del capitale della banca, e il presidente del Consiglio ha fatto sapere nella conferenza stampa di fine anno che verrà venduto sul mercato il residuo, lo Stato si sente ancora appiccicato addosso il ruolo di grande influencer di questa partita bancaria.

Del resto, se non fosse stato per i soldi degli italiani, l’istituto si era già cappottato anni fa. Così, in vista della composizione delle liste per il prossimo cda, si scaldano anche i cuori della politica. E qui nasce il problema.

Al di là di cosa pensano gli azionisti di mercato e industriali, va segnalato che la scorsa settimana il MEF avrebbe fatto trapelare che vuole Lovaglio ancora amministratore per i prossimi tre anni. La notizia l’ha lanciata Reuters come indiscrezione e dal Ministero nessuno l’ha smentita.

Giancarlo Giorgetti sembrerebbe dunque d’accordo. Ma il resto del governo è della stessa idea? L’ala più politica di Palazzo Chigi ha fatto sapere che non è vero che Lovaglio debba restare l’ad a tutti i costi. Se c’è una valida alternativa, si può cambiare.

A molti non sono piaciuti gli ultimi anni del manager, che ha utilizzato la forza dello Stato per fare operazioni di salvataggio e consolidamento, ma non si è mai voltato a coordinarsi con chi gli ha dato questo potere in mano.

Insomma, Re Lovaglio ha agito come un monarca assoluto, guardando al suo percorso e scordandosi chi lo ha portato sul trono. E dal trono, però, si può cadere.

Non è chiaro chi vincerà questa partita. Sta di fatto che l’atteggiamento del Ministero dell’Economia fa il paio con quello del capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio, che in queste settimane sta cercando di tessere le lodi dell’amministratore in cerca di riconferme.

A quanto pare i due si sarebbero visti a Palazzo Chigi. Un interessamento, quello di Gaetano Caputi, alimentato dal sogno di vedere una fusione MPS-Mediobanca che porti il “suo” Vittorio Grilli alla presidenza della grande holding bancaria.

Ma, come detto, buona parte del governo non è disponibile a fare di Lovaglio una battaglia a tutti i costi. Anche perché va considerato che il MEF dovrà liberarsi anche dell’ultimo 5% per non cadere in fallo in materia di aiuti di Stato.

Non a caso lo stesso Giorgetti in Parlamento aveva detto: “Il MEF, in coerenza con gli impegni assunti a livello europeo, non presenterà comunque alcuna lista in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione”.

La partita sul futuro della governance del Monte sta entrando ormai nel vivo.