Lovaglio tradisce la sua banca; e gli “istituzionali”virano verso la lista del Cda

Lovaglio tradisce la sua banca; e gli “istituzionali”virano verso la lista del Cda

23 marzo 2026

L’ombra del Monte avanza e confonde. E per questo è bene iniziare a fare un po’ di chiarezza su quello che può accadere in vista dell’assemblea del 15 aprile. Abbiamo tre liste in corsa per il futuro board di Mps. La prima è la lista del Cda che vede Nicola Maione presidente con tre nomi candidati come ad: Fabrizio Palermo, Corrado Passera, Carlo Vivaldi. Sull’ad di questa lista va detto che è molto probabile che nei prossimi giorni verrà fatta chiarezza. Fra i tre, il più idoneo a portare avanti il progetto industriale sembra essere Palermo e per questo si sta ipotizzando di chiarire che sarà lui ad essere il più indicato. Gli avvocati sono al lavoro per trovare una formula pulita al fine di dare un messaggio di chiarezza al mercato. C’è poi una seconda lista che è quella depositata dal Comitato dei gestori, è una lista corta con tre candidati. Infine nel week end scorso è stata presentata la lista lunga del fondo Plt Holding, la cassaforte della famiglia Tortora che detiene l’1,2% di Mps. Quest’ultima lista ha proposto amministratore delegato Luigi Lovaglio e presidente Cesare Bisoni. La terza lista ha creato numerosi malumori, principalmente perché Lovaglio ha tradito il cda che presiede in questo momento. E’ andato a Londra da ad del Monte, ma aveva nel taschino il progetto alternativo al suo cda. Si è seduto ai tavoli dei grandi investitori internazionali facendo credere che portava i ragionamenti della banca, ma sotto il tavolo chiedeva azioni per sé stesso. Oggi ci sarà un consiglio di amministrazione dove probabilmente Lovaglio non uscirà nemmeno cardinale. E’ il prezzo di chi ha due agende.

Ma quante possibilità ha Lovaglio di prendere il controllo del board della banca? Inizialmente la sua candidatura può avere un effetto nei confronti dei mercati, perché lì è conosciuto e ha pascolato in questi ultimi anni. Ma col passare dei giorni (o delle ore) anche il più lontano dalle logiche italiote farà i conti con la realtà. Il manager si è fatto presentare la lista da un azionista privato, un family office difficilmente può ambire al controllo di un gruppo bancario e probabilmente rischia di finire nel mirino dei regolatori. Ad ogni modo: Plt detiene l’1,2%, a cui si può aggiungere un 3% del ryder Giorgio Girondi, un 2-3% del fondo maltese Praude, più qualche altro avventuriero che vuole provare il brivido. Insomma è una lista che può avere un consenso intorno al 7%, al netto della campagna elettorale di Lovaglio. Ma dall’altra parte abbiamo una lista del cda supportata prima di tutto dagli investitori istituzionali che pesano oltre il 35% tra cui spiccano BlackRock (5%), Banco Bpm (circa il 4%), Caltagirone (sopra il 10%), Edizioni (oltre 2%) e Delfin (17%). Al netto di Delfin che forse non si presenterà in assemblea, come il Mef (4%), gli altri istituzionali sono favorevoli alla lista del cda, come è probabile che le indicazioni dei proxy advisors andranno nella stessa direzione. Ci sarà poi un po’ di mercato che si distribuirà un po’ in tutte e tre le liste. E se è così, prendete la calcolatrice e fate voi i conti.