
Minerali critici: l’Europa fa liste, ma non trova i soldi
Bruxelles ha aggiunto 46 progetti strategici per estrarre, lavorare e riciclare materie prime critiche. Servono 21,1 miliardi di euro. Ma dichiarare un progetto «strategico» non significa finanziarlo: accelera le autorizzazioni e aiuta a cercare investitori, senza garantire che arrivino.
Il problema è già emerso con la prima tornata, 47 progetti selezionati nel marzo 2025. Secondo l’analisi dell’European Environmental Bureau, solo circa un quarto dei progetti minerari e di trasformazione è chiaramente in linea con i tempi. Gli sviluppatori di 23 iniziative hanno avvertito la Commissione: mancanza di fondi e pressioni di mercato le stanno mettendo a rischio.
I casi concreti raccontano più degli annunci. In Francia, Viridian Lithium è finita in liquidazione dopo non essere riuscita a raccogliere i capitali. In Portogallo, il gruppo José de Mello non ha trovato i finanziamenti per la raffineria di litio da 492 milioni. Gli investitori privati, ha spiegato un ex dirigente di Viridian, aspettavano un impegno europeo che non è mai arrivato.
E anche quando i soldi si trovano, resta il consenso locale: in Svezia le comunità indigene contestano una miniera di terre rare; in Serbia il progetto al litio di Rio Tinto ha provocato proteste per l’impatto ambientale.
La Cina usa le terre rare come leva e l’Europa risponde con nuove liste. Ma la sicurezza degli approvvigionamenti non si ottiene con una designazione sulla carta. Servono capitali, accordi internazionali e progetti che arrivino davvero alla produzione. Altrimenti, l’autonomia strategica resta un comunicato.
Il messaggio che arriva da Bruxelles insomma è chiaro: il capitolo sulle materie prime dovrà essere gestito dai singoli Paesi. Al MIMIT lo avranno capito? Temiamo di no.


