
SOGIN, IL CAMBIO AL VERTICE E LO “SGARBO” A TERRACCIANO: COSÌ CAPUTI HA PIAZZATO MAZZOLIN AL POSTO DI ARTIZZU
Ufficialmente è la sentenza a chiudere l’era Artizzu. Il 23 settembre la Corte d’Appello di Roma conferma il reintegro di Emanuele Fontani, l’ex ad pro tempore licenziato con lettera firmata da Gian Luca Artizzu dopo aver segnalato le irregolarità negli appalti del Deposito Nazionale: licenziamento ritorsivo, dicono i giudici, come già l’Anac. Nove giorni dopo l’assemblea del Mef, rinviata cinque volte, azzera i vertici: Lodovico Mazzolin amministratore delegato, Stefano Grassi presidente.
Ma tra i corridoi politici raccontano un’altra storia, che comincia prima della sentenza. Il regista si chiama Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier e, dal 2021, presidente dell’organismo di vigilanza di Sogin, al secondo mandato. Il suo sodale di sempre, l’avvocato Gennaro Terracciano – socio d’affari, ex rettore della scuola tremontiana dove Caputi insegnava, oggi presidente della Sna – aveva avuto da Sogin proprio la consulenza legale per difendere la società in appello. La causa è andata come è andata e Artizzu non gli ha rinnovato l’incarico. Apriti cielo: da quel momento, secondo quanto risulta, Caputi ha iniziato a lavorare al cambio dell’ad.
Il canale è quello di sempre, il Mef, dove Caputi – due volte capo del legislativo con Tremonti – parla in casa. Al Dipartimento dell’economia, si pensa a Mazzolin. Il nome è arrivato sul tavolo giusto al momento giusto, con una sentenza che rendeva il cambio inevitabile e nessuno costretto a spiegare altro. Grassi, ex Guardia di Finanza e già ad di Lgs del gruppo Leonardo, completa il quadro.
Resta un dettaglio. Il nuovo cda dovrà ora rinnovare l’organismo di vigilanza. Il controllore della società ha scelto chi la guida: chi controllerà il controllore?


