
Non è l’Italia il problema: e’ l’Europa che si sta fermando
Da anni il racconto sull’economia italiana è sempre lo stesso: Nazione fragile, crescita assente, debito ingestibile, produttività stagnante. Il “malato d’Europa”.
Il problema è che oggi questo racconto coincide sempre meno con la realtà.
Attenzione: nessuno sostiene che l’Italia sia improvvisamente diventata un modello economico. Restano salari bassi, burocrazia, declino demografico e costo dell’energia elevato. Ma la vera domanda è un’altra: siamo davvero messi peggio degli altri grandi Paesi europei?
Guardando i numeri, sempre meno.
La Francia, spesso indicata come alternativa virtuosa all’Italia, sta mostrando segnali molto preoccupanti. L’ultimo PMI flash di S&P è crollato: manifattura a 48,9 contro attese di 52,5; servizi addirittura a 42,9 contro 46,6. Livelli da forte contrazione economica. Le imprese francesi segnalano aumento dei costi energetici, carenza di materiali e calo degli ordini privati. La crescita si è già fermata nel primo trimestre e il mercato del lavoro inizia a indebolirsi.
Eppure fino a pochi mesi fa Parigi veniva celebrata come locomotiva europea.
Anche la Germania continua a scivolare lentamente. Negli ultimi dodici mesi l’economia tedesca ha perso quasi mezzo milione di posti di lavoro. Dal 2018 produzione industriale e investimenti privati sono in declino strutturale. Berlino prova a reagire con nuovi piani infrastrutturali, ma persino approvare un’autostrada richiede tempi incompatibili con la velocità della crisi industriale globale.
Nel frattempo l’Italia, pur senza miracoli, mostra una resilienza inattesa come più volte evidenziato da Sassate.
La crescita pro capite cumulata dal periodo pre-pandemia risulta superiore a quella di Germania, Regno Unito e Canada. Dal 2023-2024 i salari reali sono tornati a crescere (soprattutto 2024), dopo il crollo del 2022. Dal 2024 l’inflazione bassa ha aiutato il recupero, insieme a misure come il taglio del cuneo contributivo (che ha messo soldi in busta paga soprattutto ai redditi medio-bassi).
Come poi rileva Marco Fortis sul Messaggero, sul fronte dei conti pubblici, inoltre, molti Paesi europei registrano deficit peggiori del nostro. La Francia viaggia verso livelli che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati insostenibili.
Persino il commercio estero italiano continua a reggere nonostante energia cara, crisi geopolitica e rallentamento globale.
Il vero punto allora è questo: l’Italia non è ancora guarita, dall’annoso problema della bassa produttività, ma non è nemmeno l’eccezione negativa d’Europa.


