Rai, dal “black out imprevedibile” alle telecamere da 20 milioni che si spengono all’improvviso

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Il disastro in cui la Direzione Produzione, giorno dopo giorno, sta facendo precipitare la Rai, non si ferma più. Non si è ancora spenta l’eco del “black out” dell’altro ieri (con gli ignobili scaricabarile messi in atto dai vari Cecatto, Tosti e Dal Buono, rintuzzati sia dalla UIL che dall’UGL), che salta fuori un’altra megamagagna: grazie all’ennesima gara “frallocca”, gli operatori aziendali stanno diventando pazzi appresso alle nuove telecamere che la la Rai ha acquistato con un trascurabile investimento di appena 20 milioni di euro; dovevano garantire il passaggio all’alta definizione, però si spengono all’improvviso e non c’è verso di riuscire a risolvere anche questo “black out”. Al Nomentano, sono disperati e non sanno più che pesci pigliare. “Sassate” sta raccogliendo tutti i dati, perché sarà il caso di approfondire ben bene quest’altra megamagagna che (si spera) possa svegliare una volta per tutte il vertice Rai (altrimenti ci penserà il prossimo) per fare piazza pulita di chi sta distruggendo l’azienda

AGGIORNAMENTO DEL 5 LUGLIO 2018
Il direttore del Centro di Produzione TV di Roma, Alberto Longatti, tramite lettera del suo legale, avvocato Andrea Carbone, si è lamentato del fatto di essere stato chiamato anche lui in causa da “Sassate” per il “black out” oggetto del comunicato diffuso dalla UIL. Ha perfettamente ragione, perché le manutenzioni competono alla Direzione Servizi Generali, a capo della quale c’è l’ing. Carlo Mancini.
Di conseguenza, non possiamo che scusarci per l’errore commesso (ma in assoluta buonafede) e togliere il suo nome dal titolo del pezzo “incriminato”, confermando altresì la sua totale estraneità nella vicenda. La fretta, a volte, è cattiva consigliera e d’altra parte non è sempre facile districarsi tra le competenze del complicato universo Rai. Anche per chi di quell’universo ha fatto parte per undici anni, ma in un settore molto lontano da quello della Produzione. (g.p.)

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