La posizione assunta ieri sera da Renata Polverini, votando la fiducia al Governo Conte sostenuto da Pd e M5S, rappresenta l’epilogo di un percorso iniziato dopo aver creato spaccature in UGL e culminato con la sua elezione alla presidenza della Regione Lazio.

Dopo aver distrutto l’UGL per colpa dei suoi capricci nello scegliere il suo successore, la “Zarina” è riuscita a distruggere anche la credibilità che, dopo la parentesi Marrazzo, il centrodestra aveva lasciato nella Regione Lazio: con Storace presidente, infatti, si era mostrata tutta la capacità di Governo, aprendo tre ospedali in cinque anni. Nulla a che vedere con la politica fallimentare della Polverini e gli altri scandali che l’hanno portata poi alle dimissioni.

Non contenta di questi “successi” si è fatta eleggere nelle file del PDL prima e di Forza Italia poi. Arrivando ieri a passare tra le fila del “nemico” senza dire nulla prima ai dirigenti di Forza Italia – così come affermato da Antonio Tajani – spacciando di fatto questa sua scelta come “un atto di libertà”. Strano, perché è convinzione di tutti coloro che la conoscono, che la scelta di affiancarsi ai compagni del PD e dei Pentastellati nasconde invece il tentativo di potersi creare una verginità politica in una nuova formazione che alle prossime elezioni possa darle l’opportunità di rientrare in Parlamento, visto che con Forza Italia ormai questa possibilità è sfumata.

Personalmente non critico il fatto che la Polverini possa aver cambiato idea (ammesso che lei avesse la stessa idea dei suoi colleghi di coalizione) ma è inaccettabile che lei, eletta con un sistema che non prevede preferenze personali, ma designazione del partito, non abbia rispettato la scelta del suo gruppo parlamentare. Diverso sarebbe stato se si fosse dimessa da parlamentare e poi fosse passata, legittimamente, in un altro partito. Ma così questa sua scelta di “responsabilità” può essere chiamata solo in un modo: tradimento.

Ma la lingua italiana è talmente flessibile da adattarsi a tutte le esigenze. Così se prima i deputati che passavano dalla sinistra alla destra erano “traditori o voltagabbana” oggi quelli che fanno il tragitto opposto vengono definiti “responsabili o costruttori”. Miracoli del lessico parlamentare.

Rimane il fatto che la Polverini non si è fatta nessun scrupolo a fare una scelta che, per il mondo da cui proviene, è inaccettabile. Attendiamo di vedere quale sarà l’evoluzione di questa scelta e, soprattutto, se la Polverini sarà riconfermata, alle prossime elezioni, deputata.

Se così non dovesse essere si apre un altro scenario paradossale in quanto la Zarina attualmente è ancora dipendente (in aspettativa) dell’UGL per incarichi politici, con tanto di contributi previdenziali figurativi pagati da tutti noi. E in caso di mancata rielezione dovrebbe tornare a lavorare in via delle botteghe oscure, sede dell’UGL, dove nel suo ex ufficio oggi si trova la sede della Lega di Salvini.

Non osiamo immaginare le sceneggiate che potrebbero messe in atto in quel caso e come la stessa Polverini reagirebbe nel vedere che la sua stanza è occupata da dirigenti della Lega Romana.

C’è poi la curiosità di vedere come la dirigenza dell’UGL che ha come suo dirigente in aspettativa Claudio Durigon, ex vice segretario dell’UGL e responsabile del dipartimento lavoro della Lega, possa ancora pagare lo stipendio alla transfuga gettatasi tra le braccia di Conte, del PD e dei Cinquestelle.

L’ ultima considerazione sta nelle parole di Giorgia Meloni che, commentando la defezione della Polverini, ha affermato:«Personalmente, per me non è una grande notizia. Mi pare un fatto di chiarezza, perché non ricordo che Renata Polverini abbia fatto niente, non di dico di destra ma di centrodestra, negli ultimi dieci anni».

Rimane il fatto che tutti facevano finta di non sapere che, prima o poi, la Polverini avrebbe voltato le spalle a chi l’aveva miracolata e continuavano ad osannarla e a gratificarla con incarichi politici di rilievo (come il dipartimento lavoro di Forza Italia).

Questa lezione serva a chi di dovere per il futuro. Personalmente, condividendo da tempo le attuali osservazioni della presidente di Fratelli d’Italia, aggiungo che finalmente la coalizione di centrodestra si è tolta un peso che si trascinava da troppo tempo. Meglio una transfuga che una serpe in seno.

Rimane un’unica speranza, condivisa da tutti coloro che si riconoscono nella coalizione di centrodestra, ovvero di veder confermato l’esito finale delle scelte di Renata Polverini. Che dopo aver distrutto tutto ciò che ha toccato, UGL e Regione Lazio, oggi riesca a distruggere anche il PD o il M5S oppure un altro eventuale gruppo o partito che si dovesse costituire e al quale la Polverini aderirebbe. Conte, Zingaretti e Di Maio, siete stati avvertiti.

CONDIVIDI
Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.