Repubblica e Studio Frasi: un combinato disposto ideale per mentire sui dati dei TG RAI e Mediaset

Repubblica e Studio Frasi: un combinato disposto ideale per mentire sui dati dei TG RAI e Mediaset

08 febbraio 2026

Eravamo preoccupati. Se ne sentiva la mancanza. Sono mesi che lo Studio Frasi, sempre celebrato da Repubblica, non si faceva sentire sull’andamento dei telegiornali Rai, specie sul Tg1 (è scomparso quando l’Auditel per tutto l’anno scorso ha certificato lo share in crescita del Tg1 e la sua leadership nel panorama dell’informazione televisiva).

Puntuale, però, ieri lo Studio più amato da Repubblica (e più rilanciato da Dagospia) è tornato a farsi vivo ancora sul quotidiano diretto dall’ex direttore del tg3 Rai, Mario Orfeo, drammaticamente in crisi di copie, con le sue medie aritmetiche e i calcoli tutti particolari.

E lo fa certificando nel titolo di oggi la crescita dei tg Mediaset rispetto ai tg Rai: nell’articolo (e nella rilevazione), ovviamente si omette lo share e si enfatizzano lievi oscillazioni assolutamente parziali spacciandole per tracolli epocali, non si analizzano i dati complessivi per quelli che realmente sono ma si processano i presunti contenuti filogovernativi degli stessi tg per un calo di ascolti che in realtà non esiste.

L’unico sforzo per spiegare tecnicamente i dati, l’autrice dell’articolo lo fa solo quando deve giustificare il crollo del tg3 (-5,3%) dando la colpa all’“assedio dei programmi sovranisti”, mentre, per dire, non spiega perché il tg5 cresca solo dal luglio scorso allorché con la prima puntata della Ruota della Fortuna più spettatori si sintonizzano ogni giorno sul finale del tg Mediaset nell’attesa della trasmissione di Gerry Scotti.

Come suo solito poi Repubblica registra il Tg2 in crisi e infierisce sulla “maglia nera” degli ascolti della Tgr del direttore (in quota Lega) Roberto Pacchetti.

Ma dicevano dello Studio Frasi che ispira il quotidiano diretto da Mario Orfeo ossessionato, al pari della sua giornalista, dal Tg1 di Gian Marco Chiocci e da TeleMeloni; proprio lui che quando si ritrovò a dirigere il Tg1 fu più di tutto e di tutti TeleRenzi.

Il fondatore dello Studio Frasi, Francesco Siliato, definito dalla collega di Repubblica “media analyst”, si era fatto vivo il 23 settembre 2025 attraverso un articolo (ripreso dal Sole 24 Ore) che prendeva in esame non un mese, non due, non tre, non quattro, e nemmeno i primi nove mesi dall’inizio dell’anno, così per fare cifra tonda a tutto il 2025.

Macché’. Per fare un esame dettagliato sulla crisi nazionale dei telegiornali, aveva estrapolato – tenetevi stretti – una sola settimana per raffrontarla alla stessa settimana dell’anno precedente (sì, avete letto bene), dal 14 al 20 settembre. Un modello di rilevazione che mai si sognerebbe di fare l’Auditel o l’Agcom.

Una settimana per tirare la riga e dire, sempre all’epoca, che il Tg1 è vero che cresce di share (come certificato dall’Auditel nel suo ultimo report) ma che come tutti i tg perde in ascoltatori.

Perché il calo della platea televisiva è da decenni un dato strutturale, non politico. E riguarda tutti.

Questo accadeva proprio nei giorni in cui l’Auditel sottolineava la crescita costante di share del tg della rete ammiraglia, mese su mese nel 2025 rispetto all’anno scorso, staccando il Tg5 (che perdeva per tutto l’anno per riprendersi solo da luglio in poi grazie, come detto, al traino in uscita della Ruota della Fortuna).

Per restare ai telegiornali delle edizioni principali, dati auditel alla mano, per tutto il 2025 il TG1 ha chiuso con quasi un punto in più rispetto al 2024, il Tg5 ha chiuso in pareggio, il tg di Mentana con un +0,53% in share.

Ma questo su Repubblica non lo si potrà leggere mai (almeno fino a quando non arriverà il nuovo editore).

Per tornare allo Studio Frasi va detto che infischiandosene dei dati ufficiali Auditel, delle relazioni Agcom, dei trend e dello share, ha preso in esame gli ultimi 140 giorni, partendo ancora dal 14 settembre, ed ha tirato la riga di nuovo, calcolando solo la variazione percentuale dell’ascolto medio scegliendo a piacere un periodo piuttosto che un altro.

Qualunque analista avrebbe commentato dicendo – con un pizzico di onestà – che TG1, TG5 e TG LA7 sono stabili, TG4 e Studio Aperto crescono un po’, gli altri tg Rai perdono, a cominciare dal tg3 dell’ex direttore di Repubblica che con un centrosinistra all’opposizione sulla carta dovrebbe crescere negli ascolti anziché calare.

Ma non è così. Non sarà mai così.

Francesco Siliato non nasconde le sue simpatie politiche antigovernative. Come si legge sul sito, in passato ha avuto una collaborazione con Paolo Gentiloni per la realizzazione di un progetto sul digitale, lo stesso Gentiloni l’ha pure nominato nel Cda della Fondazione Ugo Bordoni.

Siliato è poi molto attivo sui social. Su X posta e riposta contro il governo Meloni e contro la Rai. Recentemente ha rilanciato un post sui centri in Albania a firma Gad Lerner, di cui sembra essere un fan visto che approvò sui social anche le sue critiche all’intervista del direttore del Tg1 al ministro Sangiuliano, sottolineando – lui Siliato – come il break pubblicitario fra l’intervista e Affari Tuoi era andato male come ascolti (sic!).

Siliato ha utilizzato la rete per rilanciare le dichiarazioni “esterrefatte” di Bersani (giugno 2024) su Giorgia Meloni, per condividere i repost, sempre di Paolo Gentiloni e Franco Bassanini, sulle elezioni al parlamento europeo.

E che dire del repost sulle critiche di Bersani e altri alla polizia per le violenze di Pisa, o sul manifesto del Pd per l’alluvione in Emilia Romagna.

A proposito del Pd: in un altro post Siliato sollecitava il pd a prendere le distanze dagli “amerikani” (sì proprio così, scritto col kappa come ai vecchi tempi).

Ad agosto 2023 aveva fatto suo il post di Alessia Morani contro la Meloni, a marzo invitava la Rai a “meno fake news sulle famiglie omogenitoriali e i diritti dei bambini, firma la petizione (…)”.

Il 1 dicembre s’intrometteva nel dibattito in rete sulle accuse alla canzone misogina “Ti pretendo” di Raf, rispondendo ai ragionamenti di Mattia Feltri.

Ultimamente ha ripostato il video “standing ovation” con una signora di Niscemi che imprecava contro i politici “che vengono a fare la passerella” e ammiccava al popolo che deve fare la rivoluzione.

Sempre l’ineffabile Studio Frasi ripostava il post di Luisella Costamagna per il No al Referendum e contro la censura al professor Barbero.

E che dire del repost sull’annuncio dell’intervista alla relatrice Onu sui territori palestinesi, Francesca Albanese, su La7?

Nel proprio sito lo Studio Frasi spiega di essere “riconosciuto come imparziale nelle analisi e nei report di ricerca”.

Imparziale. È scritto proprio così. E adesso smettetela di ridere.