
Sarà il Green Deal l’ostacolo maggiore allo sviluppo dell’IA?
La corsa all’intelligenza artificiale sta facendo emergere una realtà che per anni politica e Big Tech hanno preferito ignorare: l’IA ha bisogno di enormi quantità di energia. E la competizione tecnologica sta iniziando a scontrarsi frontalmente con gli obiettivi climatici.
Negli Stati Uniti il problema è già evidente. La rete elettrica fatica a sostenere l’esplosione dei centri dati e gli sviluppatori, per evitare anni di attesa per ottenere una connessione, stanno progettando centrali a gas dedicate.
Secondo BloombergNEF, sono 99 gli impianti proposti, per 126 GW complessivi. Un’analisi Bloomberg stima che potrebbero produrre circa 318 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, contro 1,485 miliardi emesse dall’intero settore elettrico americano lo scorso anno. In altre parole, la sola nuova infrastruttura energetica destinata ai centri dati potrebbe aumentare le emissioni elettriche americane di oltre il 20%.
Amazon e Microsoft sono già coinvolte in giganteschi progetti in Texas. Due sole centrali potrebbero sviluppare oltre 10 GW, abbastanza per alimentare New York in una calda giornata estiva.
E qui si arriva al primo paradosso: le stesse Big Tech che hanno promesso emissioni nette zero stanno contribuendo alla costruzione di nuova capacità fossile. Perché la priorità è cambiata: serve elettricità, e serve subito.
Ma se questo rappresenta un problema per gli Stati Uniti, in Europa rischia di diventare un cortocircuito strategico.
Bruxelles vuole contemporaneamente decarbonizzare, elettrificare l’economia, reindustrializzare, riarmare il continente e recuperare il ritardo nell’IA. Tutte queste strategie competono però per la stessa risorsa: energia abbondante, stabile e a basso costo.
La Germania è l’esempio perfetto. Negli anni Sessanta la produttività del lavoro tedesca cresceva mediamente del 5,2% all’anno. Negli anni Ottanta era scesa al 2,4%, negli anni Duemila allo 0,9%. Nell’ultimo decennio siamo arrivati allo 0,3%.
Secondo l’Institut der deutschen Wirtschaft, per compensare gli effetti dell’invecchiamento demografico la Germania dovrebbe portare la crescita della produttività all’1,6% annuo nei prossimi dieci anni: oltre cinque volte il ritmo attuale.
Una delle principali leve è proprio l’intelligenza artificiale, che secondo lo studio potrebbe aumentare la produttività tedesca fino al 13% nel lungo periodo. Eppure soltanto il 14,6% delle imprese tedesche utilizza l’IA, contro il 28% della media OCSE.
Insomma l’Europa ha disperatamente bisogno dell’IA per recuperare produttività, ma l’IA richiede proprio quell’energia abbondante e competitiva che il green deal europeo impedisce di ottenere.


