TERNA, la Di Foggia  rifiuta di dimettersi da AD pur di non perdere la mega-severance e spunta il mega-contratto di Del Gaizo

TERNA, la Di Foggia rifiuta di dimettersi da AD pur di non perdere la mega-severance e spunta il mega-contratto di Del Gaizo

18 aprile 2026

Nel silenzio generale della cosiddetta “grande stampa d’informazione” (ecco gli effetti di certe massicce campagne pubblicitarie), il caos che regna all’interno di TERNA raggiunge vette inimmaginabili.

Perché dopo le denunce di Sassate, riprese con una settimana di ritardo dal FATTO quotidiano e dal FOGLIO (e subito rilanciate da DAGOSPIA, tutti e tre naturalmente senza citare l’origine dello scoop), la situazione peggiora di giorno in giorno.

Ieri il CDA di questa importante quotata ha affrontato una riunione dai toni molto accesi. Giuseppina Di Foggia, non confermata per un altro mandato come AD , ha spiegato di non avere alcuna intenzione di dimettersi anticipatamente dall’incarico per poter poi essere nominata presidente dell’ENI nell’assemblea del 6 maggio prossimo. Teme di perdere la ricchissima “severance” di 7,3 milioni di euro che si è costruita a suo tempo malgrado la contrarietà dell’azionista Cdp e -forte di alcuni pareri “pro veritate”- e’ convinta che le sua eventuale nuova nomina non violerebbe (vedi la precedente Sassata) l’articolo 15 comma 5 dello statuto di TERNA, facendo decadere il diritto alla liquidazione nel corso della successiva assemblea della quotata, fissata per il 12 aprile.

Nel corso del CdA, l’AD si sarebbe trovata in minoranza su questo punto. A sostegno della sua tesi si sarebbero espressi soltanto il direttore delle Risorse Umane, Daniele Amati e quello degli Affari Legali e Societari, Danilo Del Gaizo. E qui sarebbe saltata fuori un’altra magagna, dal momento che la Di Foggia (d’intesa con Amati) avrebbe autorizzato un contratto di ben cinque anni a 600mila euro l’anno proprio a Del Gaizo. Il quale, essendo titolare anche degli acquisti, resterà in carica per almeno altri due anni con la nuova gestione affidata al nuovo AD Pasqualino Monti. Che a sua volta, se non vorrà confermarlo, dovrà liquidargli 1,2 milioni di risarcimento.

Non male, tanto per restare in tema di ricche “severance”… A questo punto, a prescindere dagli altri pareri legali urgentiche il presidente uscente Igor De Biasio ha già disposto, sarà opportuno che Palazzo Chigi batta un colpo. E renda noto a Giancarlo Giorgetti che se entro il 5 maggio la Di Foggia non si sarà dimessa, sarà il caso che il MEF -in quanto azionista dell’ENI- provveda ad un’altra disegnazione alla carica di presidente.

Dal momento che non è davvero pensabile che in una situazione delicata come quella attuale, con un paio di guerre in corso che hanno riflessi sui mercati dell’energia, la nostra più importante azienda possa essere chiamata a funzionare a pieno regime di fronte ai mercati internazionali con una situazione reputazionale del genere per le impuntature di una Di Foggia qualsiasi.