Tornano i corsari di Stato

Tornano i corsari di Stato

27 agosto 2026

Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti si prepara a riattivare un tribunale per le prede marittime rimasto inattivo per decenni. L’obiettivo sarebbe rendere più semplice la cattura militare delle petroliere iraniane e la loro successiva acquisizione come bottino legale degli Stati Uniti.

Mancano soltanto le lettere di corsa, cioè le autorizzazioni con cui un governo permette a soggetti privati di attaccare e catturare le navi nemiche, e il ritorno dei corsari sarà completo.

La Russia ha intanto scelto una versione capovolta dello stesso principio: Mosca potrà confiscare legalmente qualsiasi bene presente sul proprio territorio che venga danneggiato dagli attacchi dei droni ucraini. Il messaggio agli imprenditori è brutale: proteggete meglio i vostri stabilimenti oppure preparatevi a perderli.

Sono due applicazioni diverse della medesima logica. Gli Stati indebitati, militarmente sovraccarichi e incapaci di presidiare direttamente ogni fronte cercano di trasferire una parte della guerra economica al settore privato. Non serve costruire un’altra flotta pubblica se è possibile offrire a imprese, armatori e investitori il diritto di guadagnare sequestrando i beni dell’avversario. La geopolitica diventa un’attività remunerata a risultato.

Del resto, per secoli ha funzionato esattamente così. I governi indicavano il nemico, concedevano l’autorizzazione e dividevano il bottino con chi si assumeva il rischio dell’operazione. La pirateria diventava perfettamente legale purché esercitata sotto la bandiera giusta.

La vera domanda è se i nuovi corsari dell’“ordine basato sulle regole” saranno realmente in grado di competere. La combinazione tra procedure amministrative, controlli pubblici, autorizzazioni militari e verifiche legali rischia infatti di trasformare ogni abbordaggio in una conferenza interministeriale.

Dall’altra parte potrebbero imporsi attori meno preoccupati dei moduli da compilare e più capaci di mettere il ringhio piratesco nella ricerca e nello sviluppo.

La globalizzazione aveva promesso mari aperti e commerci protetti. Il nuovo ordine mondiale potrebbe invece riportarci ai convogli armati, alle prede marittime e ai corsari al servizio delle grandi potenze. Con una differenza: questa volta le navi pirata potrebbero essere quotate in Borsa.