Ungheria: finita la “luna di miele” del governo Magyar

Ungheria: finita la “luna di miele” del governo Magyar

29 luglio 2026

Ogni nuovo governo gode di un breve periodo di immunità politica. Gli elettori concedono tempo, sospendono il giudizio e aspettano i primi risultati. Ma quella finestra si chiude sempre. In Ungheria sembra essersi chiusa prima del previsto per Péter Magyar.

A poco più di tre mesi dalla storica sconfitta inflitta a Viktor Orbán, il primo ministro filoeuropeo registra il primo calo di consenso. Secondo un sondaggio di Medián, il sostegno a Tisza, il partito filoeuropeo guidato da Péter Magyar, è sceso dal 61% di maggio al 57% di luglio, mentre Fidesz, il partito nazional-conservatore di Viktor Orbán, è risalito al 19%, interrompendo una lunga fase di declino. Un’altra rilevazione, realizzata da Publicus, mostra anche un deterioramento dell’immagine personale di Magyar: la quota di cittadini che lo considera adatto a guidare il governo è passata dal 72% al 62%.

La causa non è economica né internazionale. È una vicenda tutta politica.

Dopo le dimissioni del presidente Tamás Sulyok, Magyar ha indicato come successore la celebre campionessa di scacchi Judit Polgár. Una scelta simbolicamente forte, ma rapidamente naufragata: Polgár ha rifiutato l’incarico sostenendo di non sentirsi in grado di unire un Paese profondamente diviso.

Il problema, però, non è stato tanto il nome quanto il metodo. Per anni Magyar aveva criticato Orbán per aver trasformato la scelta del capo dello Stato in una decisione presa nelle stanze dei partiti, promettendo persino l’elezione diretta del presidente. Al momento della prima occasione concreta, ha invece proceduto con una designazione unilaterale, senza alcuna consultazione pubblica.

Secondo Medián, due ungheresi su tre giudicano negativamente questa procedura, compreso il 60% degli stessi elettori di Tisza. Per molti osservatori è stato il primo vero errore politico non forzato del nuovo governo.

Magyar ha già corretto la rotta. Anziché imporre un unico candidato, ha iniziato a far circolare pubblicamente diversi nomi, lasciando che media e opinione pubblica discutano prima della nomina formale. Tra i profili emersi figurano l’avvocato per i diritti umani Botond Fülöp e lo storico Ignác Romsics, anche se quest’ultimo avrebbe già declinato.

La scelta del nuovo presidente diventa così il primo vero test della capacità di governo di Magyar. Fidesz resta nettamente indebolita dopo la sconfitta elettorale, ma la vicenda dimostra una regola universale della politica: un’opposizione può tornare competitiva anche senza cambiare, se è il governo a commettere errori.